Rassegna storica del Risorgimento

DE LIETO (FAMIGLIA)
anno <1938>   pagina <354>
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354 G. Marabùo De Stefano
e dei tigli, obbedisce a quanto v'è dì più, sfililo nelle leggi naturali e sociali, esercita nn diritto, adempie un dovere. Al di sopra della sfera delle passioni poli tiene e degli odii di porte, stettero, e furon sempre riguardati come sacri, gli affetti di famiglia; ed io, a nome di essi, non come cittadino Napoletano, non come uomo politico, ma semplicemente e solamente come marito e come padre, chiedo che V. M. prenda a cuore la verità di quanto espongo.
Nel giorno 11 del passato settembre, venivano tradotti nelle prigioni di Villo San Giovanni, la Signora Caterina Cavassa mia moglie e i miei due figli maggiori, Antonio e Simone De Lieto, dell'età il primo di sedici, il secondo di quattordici anni.
Ignoro onde emanasse l'ordine di tale incarcerazione, so però che veniva inti­mato dal Regio Giudice di Calanna, recatosi espressamente nel villaggio di Samba-tello, dove la mia famiglia era andata a ricoverare, dopo che il colera aveva invaso la nostra città di 'Reggio.
Una misura così severa colpiva una donna di gracilissinia salute, sofferente per malattia inesorabile e solita ad incrudelire ad ogni avvicinarsi dell* inverno; colpiva parimenti due giovanetti, la cui età avrebbe dovuto essere loro di scudo contro qualun­que sospetto. L'arresto seguiva nei momenti quando il cholera maggiormente infie­riva; e quando il più volgare Benso di umanità imponeva si risparmiassero quei disturbi e quelle concitazioni d'animo capaci di scuotere e di paralizzare la morale energia delle più robuste costituzioni.
Sire,
Se fa prova di civiltà quel governo che circonda d'ogni sorta di riguardi le donne ed i fanciulli, qual sorpresa non deve cagionare il vedere, che, nel caso attuale, gli agenti del potere, trasandando il rispetto che l'umanità suggerisce che si abbia pel sesso e per l'età, fecero opera che disgrada, e che potrebbe fornire argomento contro la dignità di qualunque governo? La misura che strappa mia moglie dal seno della sua pacifica famiglia compie la rovina della mia casa, desola una vecchia madre e lascia soli e derelitti quattro altri figli in tenerissima età. E fuor di dubbio che l'incar­ceramento di mia moglie e dei miei figli si fa provenire da sospetti politici! h facile a comprendere che gli agenti del potere guardano con occhio ostile i parénti di un proscritto; che il lor cuore, incallito alla vista di dolori che mai commiserano, tragga argomento di sospettare dalla stessa sofferenza d'una famiglia sperperata ed afflitta; che i sospetti, tramandati da uno all'altro tra i diversi organi che costituiscono la polizia d'uno Stato, fan sì che ad ogni stadio le ombre assumano garbo di realtà; che infine ciascun funzionario crede di poter promuovere i propri interessi e salire a mag­giori gradi, non esaminando coscienziosamente le cose, ma calpestando e facendosi sgabello di quanto esiste di più santo nell'umana società.
Queste considerazioni non possono sfuggire all'occhio vigile di V. M. che ben conosce l'indole e le tendenze delle autorità, massime quando queste sian poste lontano dalla Capitale, ed use a reputarsi irresponsabili dogli atti che han por baso i più crudeli rigori in materia di polizia.
V. M. non può, né dovrebbe, permettere che le riprensibili tendenze d'un funzio­nario giungano a disturbare e violare la quote domestica d'una infelice famiglia. Nel mio caso, io posso assicurare, sul mio onore e sulla mia coscienza, che l'arresto di mia moglie e dei miei figli è una infrazione allo stesse leggi della M. V. Mia moglie vive in Reggio vita esemplare, e le sue occupazioni si restringono rigidamente all'educazione dei taié Sei figli* ed alla tutela dei miei già rovinati interessi.