Rassegna storica del Risorgimento

DE LIETO (FAMIGLIA)
anno <1938>   pagina <356>
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356 G. Morabito De Stefano
Il figlio Antonio, *) sottoposto a giudizio della Gran Corte Crimi­nale, perone ancora minorenne, venne condannato a soli 4 mesi di con­fino a Palmi; ma prima dello spirare della pena, ottenuto il passaporto per Genova pasti da Messina il 6 luglio 1855 col vapore francese Capitole e raggiunse il padre a Genova.
A Torino un buon numero di emigrati avevano costituito un comi­tato allo scopo di risolvere la questione meridionale d'accordo colla Casa Savoia e cercavano di attirare, mostrando i pericoli che sarebbero venuti da una nuova Casa straniera, coloro che preferivano a Napoli una dinastia murattiana ritenuta cara a Napoleone III.
A Genova trovava molti aderenti l'idea mazziniana che era di mettere in guardia i patrioti verso Murat, la Francia e l'Inghilterra e raccomandava un'azione popolare che sarebbe dovuta estendersi a tutta l'Italia; a tale scopo si cercò di organizzare d'intesa con i liberali di Napoli il moto che doveva scoppiare in parecchi provincie del Regno.
Le linee direttive della futura azione, risultano dalla lettera inviata a John Franklin a Napoli:
Genova li 8 dicembre 1854. Preg.mo Signore ed Amico,
Rispondo alla gradita vostra 27 del passato Novembre.
Nello stato in cui si trovano le cose è di somma urgenza intender voi ed inten­dersi recisamente sulle nostre condizioni, e vedere se c'è modo di operare qualche cosa.
Delle pratiche da me tenute pel passato con S. nello scopo di avere mezzi, voi siete già informato. Ora quell'amico vorrebbe stringere le cose, e si potrebbe fare qualche affare, di non poco rilievo con lui, ma siccome le condizioni sue ci vincole­rebbero io ho creduto com'era nostro debito, di schermirmi, sicché di quelle trattative non è piò a tenersi alcun conto.
ì) Per questi arresti, Guglielmo Pepe scriveva da Nizza il 28 dicembre 1854: Avete per me, mio caro De Lieto, la stessa perseverante amicizia, che aveste per Florestano: ve ne ringrazio. I miei pensieri dall'alba al tramonto sono sempre rivolti a Ini ed alle italiane sventure. Vostro figlio già principia ad essere vittima del suo patriottismo, in quella età nella quale fui cacciato in esilio a vita. Possano i suoi giorni essere meno aspri della lunga serie dei miei, possa egli veder ohe la patria nostra rac­colga i frutti di tanti sforzi, di tanti atti eroici, e di tanto sangue che dal 1799 in qua si è sparso per la causa nazionale! In quanto a vostra moglie, martire essa pure, io spero che tra poco la sentirete fuori di prigione. Se potete fate che vi raggiunga. Forse non rimarrebbe per lungo tempo in volontario esilio. Leggendo il discorso di Guizot uell' Istituto in Parigi, ho detto a me stesso, la Francia non gemerà lungo tempo nel servaggio. Ove ciò avvenisse la nostra penisola sarebbe salva.
La mia salute va bene, avrei desiderato che voi aveste parlato della vostra; mia moglie ed io ve l'auguriamo ottima. Essa vi ringrazia della memoria, che di lei conservate, e vi saluta. Credetemi sempre tutto vostro. G. Pope .
Vedi M. MAZZIOTTI, Lettere di G. Pepe. Rassegna Storica del Risorgimento, anno III, fase, III-JV.