Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
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1938
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pagina
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360
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360 G. Morabito De Stefano
Cotesto Rea! Ministero conosce tutti gli antecedenti. Quindi se il R. Governo, nelle sue alte vedute, crede di permettergli il ritorno, egli sarà- individuo da assoggettarsi a perenne sorveglianza; e che conserverà sempre le stesse opinioni. Non farà nulla finché non lo potrà fare, ma in ogni evento si può essere sicuri di trovarlo nemico. Tengo presente una cartola che egli fanciullo ancora scarabbocchiava nel 1848, con le parole: Viva la Costituzione, Viva Palermo, Viva la Libertà. Non ho motivo da ritenere che alla scuola dove è stato siasi corretto.
Casimiro De Lieto, imponendosi il grave sacrifizio di restar solo, faceva partire il figlio Antonio da Genova il 3 maggio 1858 col Corriere Siciliano che arrivò a Napoli il 6; qui la polizia lo trattenne a bordo vari giorni sotto la sorveglianza di una guardia e sino alla partenza del vapore per le Calabrie. Arrivato a Reggio la sera dell' 11 maggio, F Intendente si dava premura di avvertire il Ministro di Polizia con lettera in data del 14 n. 1548: *>
Essendo qui giunto da codesta Capitale D. Antonio De Lieto, figlio del noto emigrato D. Casimiro, a norma delle prescrizioni contenute nell'autorevole Ministeriale del 27 febbraio ultimo n. 1965, furono sottoposti a severa perquisizione gli effetti del suddetto, ma nulla si è rinvenuto di criminoso. Mi fo dovere di darne partecipazione a cotesta R. Segreteria nella intelligenza di essersi disposta sul suo conto la più stretta sorveglianza.
In seguito ai vari atti di clemenza concessi da Ferdinando II nel 1858, vi fu un tentativo, da parte della famiglia, di far rientrare Casimiro De lieto a Reggio.
Genova li 28 maggio 1858. Mia Carissima Caterina.
Sono molto contento di sentire dalle poche linee della 23 di questo mese che tutti state bene; e ti devo inoltre molti ringraziamenti per quello che mi dici sullo stato vostro economico, il quale come Antonio sa, era ed è sempre, il mio cocente pensiero.
Per ciò che voi mi avete scritto sia dalla passata al riguardo della possibilità del mio ritorno, vi dico schiettamente che quanto disse -e suggerì l'avvocato di Napoli è una conseguenza del mite avviamento che vanno prendendo le cose, e forse anche d'una premura che comincia a prevalere nelle alte regioni e di volersi un pò* rilasciare dalle severità antiche. Le circostanze che consigliano oggi la dolcezza, possono però domani riconsigliare il rigore, e le speranze fondate in Maggio, andarsene sfumate in Ghigno o in Luglio. Per ciò che mi riguarda in particolare, io debbo astenermi da un passo che mi metterebbe sotto l'inesorabile giudizio della pubblica stampa; perchè quantunque io sia nulla e per nulla mi reputi, ed oltre a ciò mi viva una vita ritira-tissima, non posso, come non ho potuto mai impedirò, non dico ai Napoletani ma anche a molti Italiani delle altre provincie, dal volermi guardare con una indulgenza di' io sonolontano dal meritare, e dal volersi occupare di ino anche al punto d'essermi molesti*
l) Archivio di Stato di Napoli, id.