Rassegna storica del Risorgimento

DE LIETO (FAMIGLIA)
anno <1938>   pagina <362>
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G. Morabito De Stefano
disegno; l'osservazione della realtà lo portava a constatare cke sia
l'uria che l'altra idea avevano arrecato uno squallido disorientamento.
Aveva scritto a John Franklin nella lettera di presentazione:
... Per molto tempo si vagheggiò l'idea dell*unità ed indipendenza Italiana con la forma repubblicana. Si intrapresero immensi lavori, sì fecero sterminati sacrifici di sostanze e di sangue, e si fini per convincersi dell'impossibilità di tradurre in fatto quel concetto...
come utopia vien giudicata con quelli stessi che pel passato stettero a caldi fautori dell'unità repubblicana; sicché abbandonato l'antico pensiero, accarezzano ora quei mondani 'uomini l'idea dell'unità nazionale con la forma monarchica ed istituzioni costituzionali. Ma questa seconda idea è un nuovo e più fatale errore del primo. La costituzione della nazionalità Italiana è osteggiata dalle potenze di primo rango tutte intente a spegnere ogni tentativo; tentativo altronde impossibile del perchè manca un uomo audace abbastanza per mettersi a Capo della generosa impresa. È vero che se n'era creduto capace il Re di Piemonte; è vero ch'egli stesso, sia per tradizioni di famiglia, sia per velleità personali si mostrò volenteroso a cingere la spada d'Italiano e proclamare la nazionalità; ma questo non fu che fugace ambizione, oggi egli non vuole, ed il popolo subalpino non vuole che un ingrandimento di territorio, e questo ingrandimento l'attende con longaminosa pazienza della simpatia ond'è riguardato dall'Inghilterra, sicché rifugge dal lanciarsi in un'impresa superiore alle sue forze, alla sua educazione* ai suoi principii; e si crede fortunato di non dover imprendere cose né contro il papato verso cui è reverente per le sue credenze religiose, né contro la Francia la cui occupazione di Roma é cosa da tenersi in conto. *)
Ma la campagna del 1859 e lo schieramento definitivo del Piemonte a capo della riscossa, decise Casimiro De Liete a darsi tutto all'idea monarchica e vedere in Colui che nel 1854 aveva dichiarato oggi egli non vuole il simbolo della Unità. In una lettera del 17 aprile 1859 scriveva ad Antonino Plutino :
ho avuto le care tue 14 e 15 corrente. Nello scrivere ho sempre insistito sulla medesima idea, di doversi cioè tenere concordi con le altre provincie italiane, e siccome queste, moralmente e materialmente s'andavano unificando in Piemonte, raccoman­dai che si diffondesse sempre più l'idea di dichiararsi pel Piemonte. Atteso la partico­lare posizione di Napoli e Sicilia io ho sempre detto, organizzatevi sul riferito princi­pio; diffondete, per quanto più potete, l'agitazione e le speranze. Ài momento propizio (vale a dire a guerra scoppiata) giovatevi dell'opportunità, prorompete in rivolta, gri­date sempre che la volete finita con casa Borbone, sostituite al loro nome quello di Vittorio Emanuele ed indipendenza. Questi accordi li abbiamo nella riviera orientale della Sicilia, diffusi ancora discretamente neh" interno dell'isola, ed alquanto propagati in Calabria, dove in questi attimi tempi la severità della polizia e le sorveglianze han toccato un punto estremo. Como un pegno dell'adesione di quelle parti al principio Piemonte ed indipendenza, avevo consigliato che facessero venire una buona mano di giovani calabresi e siciliani. Erano pronti a farlo, e mi richiedevano di bastimenti e
i) Museo Centrale del Risorgimento, Roma, Busta n. 174.