Rassegna storica del Risorgimento
DE LIETO (FAMIGLIA)
anno
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1938
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pagina
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364
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364 G. Morabito De Stefano
La rivoluzione nei nostri paesi non è così facile come pare che voi altri crediate. Qui si manca di tutto. I dne terzi della nostra popolazione sono gente che non la capi-scono, o son birbanti o paurosi. L'altro terzo è formato di persone che pensano bene, ma pochissimi fra questi sono disposti a compromettersi, e scompariscono quando il momento stringe.
Se però succedesse uno sbarco di Piemontesi, la cosa cangerebbe d'aspetto. Ad ognuno verrebbe il coraggio e due mila soldati, basterebbero soli a fare scoppiare una rivoluzione formidabile e decisiva in tutte le Calabrie.
Ma insino a tanto che dovremo dipendere da noi stessi, non si farà, e sarebbe follia intraprendere qualche cosa. Uno sbarco di emigrati, non potrebbe se non perdere la nostra causa, sacrificare le loro e le nostre vite, sempre che non fossero assieme ai soldati del Re Vittorio Emanuele. Aggiungete che qui difettiamo assolutamente d'armi e di munizioni, ed in caso di sbarco, dovremmo esserne provvisti. Avanti di lanciarvi in qualunque cosa ponderatela bene, e tenete presente, che quanto vi abbiamo scritto è la pura verità, senz'allucinazioni e senz'ambagi.
La posizione della provincia di Cosenza è ben diversa. La gente oltre all'avere una sicura, ritirata nella Sila, non può fare a meno di compromettersi, quando ci sono alla testa quei pochi individui, che, per le loro estese proprietà e relazioni, dispongono delle masse*
Senza aiuto Piemontese la cosa abortirà in questa, come nelle altre Provincie-Dippiù la fiotta napoletana, perlustra tutte le nostre coste. Il Piemonte, che ha probabilità d'annettersi un Regno, perchè non ci dà positivi aiuti? Se non può mandare i suoi soldati, che faccia venire i volontari dell' Italia centrale e della Lombardia, sopra vapori. In caso diverso non v' impegnate per non far fiasco. *)
Sbarcato Garibaldi in Sicilia ed avuta la prima vittoria a Cala-tannai, la notizia della vittoria fu comunicata per telegrafo ad Antonio De lieto a Palmi dove si era recato per una riunione con i capi del partito liberale di quel circondario. Due impiegati BÌ prestarono a trasmettere segretamente l'informazione: Raffaele Feola a Reggio e Malia a Palmi. La polizia di Palmi dalla gioia fatta trasparire da alcuni giovani e da altri indizi ebbe dei sospetti ed invitò il De lieto a partire immediatamente, per Reggio. Le vittorie di Garibaldi in Sicilia resero-impazienti i Calabresi, volevano armi e reclamavano una spedizione sul loro territorio. Di questi desideri se ne faceva eco Casimiro De lieto nella lettera ad Agostino Plutino a Torino:
Genova 11 giugno 1860. St.mo Amico
La lettera che mandaste a Binettiper Nino o per Stocco, è stata da me spedita, ieri col Regio vapore Gulnaxa, per mezzo del tenente Gherarici a mio nipote a Cagliari,, per conseguenza sarà recapitata al più presto. Cagliari è il punto di convegno delle spedizioni partite la notte deli'8 e del 9. U vapore Gulnara è stato spedito per fare il servizio unitamente all'Austria e au*Ichnusa, tra Palermo e Cagliari di maniera che avremo in futuro, piti regolari comunicazioni con la Sicilia.
1) Museo Civico di Reggio Calabria, Aroh. Fintino, Cart. C, n. 173,