Rassegna storica del Risorgimento
1849-1859 ; AUSTRIA ; GIORNALISMO
anno
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1938
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pagina
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387
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// Governo austriaco e Il Crepuscolo (1849-1859) 387
solo o quasi alla compilazione del giornale; sarebbe una fatica erculee e non continuabile che tu avessi a sopportare tutto l'immane peso della redazione. Vorrei essere in libertà e non avere altri impegni per venirti in soccorso, ma fino al mio ritorno io non ti posso promettere alcun che. Credo però che sia un'esagerazione di delicatezza la tua che ti spinge a non ridomandare la concessione della politica. E assurdo il pensare che un privato possa tener testa al Governo e impuntigliarsi come se fossero eguali. Quando si tratta dell'esistenza di un'industria, non sono che formalità come il bollo e la posta. Non veggo che a Parigi il giornalismo si sia dato per morto il 2 dicembre; tutti si sono posti amministrativamente in regola col Governo, e nessuno si è mai sognato di accusarli di abdicazione ai propri princìpi.
La posizione del Crepuscolo come tu l'avevi fatta era davvero insostenibile; meno rigorismo da una parte dà maggior latitudine da un'altra. Del resto la missione del giornale è duplice, è narrativa dei fatti ed è critica, della narrazione degli avvenimenti il giornale non è responsabile e il pubblico ha diritto d'averli; la critica si riserva ove si può adoperarla, più rara sarà più sarà accetta.l)
Però il Colombo, 6e comprendeva le difficoltà gravissime in coi si trovava II Crepuscolo, non valutava esattamente la situazione del Tenca, anche perchè forse non conosceva perfettamente il giudizio della Polizia in rapporto al Tenca.
Anzi tutto non fu, mi pare, solo per esagerazione di delicatezza che il Tenca non chiese la concessione di trattare nuovamente la politica.
In primo luogo egli sapeva (e Fa Prato glielo aveva confermato)2) che l'opposizione questa volta veniva dall'alta Autorità di Vienna e non doveva esser facile piegarla; poi era convinto dell'opposizione decisa e tenace della Direzione di polizia di Milano e forse anche di altre autorità. In terzo luogo chiedere di trattare di politica voleva dire saper mettersi in condizione di non provocare più l'intervento del Governo, e per questo era necessario o dare una nuda e incompleta esposizione di fatti (in tal modo ben poco interessanti) o venire a un compromesso con le proprie opinioni, e a questo il Tenca mai si sarebbe piegato.
Non era possibile pensare come il Colombo che una schematica cronaca degli avvenimenti fosse sufficiente ad accontentare i lettori, e in ogni modo già altra volta anche la semplice esposizione aveva suscitato l'attenzione ostile della Polizia: nel 1853 il resoconto delle discussioni per la legge sulla stampa in Isvizzera. 3> E d'altra parte il Tenca giustamente non voleva derogare dal suo principio di non parlare dell'Austria e del suo dominio nel Lombardo-Veneto.
i) Da Torino, 5 agosto 1857
2) Lettera del 7 giugno 1857.
3) fi Crepuscolo, n. 8, 20 febbraio 1853.