Rassegna storica del Risorgimento

VITA
anno <1938>   pagina <397>
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// Comune di Vita e il Risorgimento italiano 397
colubrina, gli tenne dietro sperando di poter fare anche egli qualche cosa per Garibaldi. Fu questa una buona ispirazione per il segnalato ser­vizio che più tardi prestò. I Garibaldini per affrontare le milizie bor­boniche, che il Duce conosceva trovarsi verso Calatafimi poco dopo usciti da Vita, per ragioni tattiche e strategiche non proseguirono la marcia lungo lo stradone provinciale, ma presero un sentiero angu­sto ed accidentato che si snoda sulle alture fiancheggianti la strada rotabile provinciale: sentiero che conduce alla cosiddetta Fontana della Spina . Ma il carro che portava il pezzo di artiglieria non potè seguirli, appunto perchè il sentiero era, come s'è detto, stretto, e non carreggiabile e dovette proseguire per lo stradone.
L'utilità dello Spanò si mostrò in questa circostanza. I soldati borbonici, dopo la prima scaramuccia avvenuta alla Fontana della Spina, si erano ritirati sul breve altipiano del colle di Pianto Romano, e, schierati in ordine di battaglia, aspettavano i Garibaldini. *) Lo Spanò che durante il cammino aveva inteso il crepitare della fucileria e il rombo dei cannoni borbonici, giunto a un certo punto della strada e precisamente nel luogo chiamato Calemici vicino il giardino del sacerdote don Giovanni Monaco, avvistatili, da stratega improvvisato, persuase i conducenti Garibaldini a fermarsi, essendo quello un posto assai propizio dal quale si poteva tirare sui Borbonici. Pratico dei luoghi collocò la colubrina in luogo coperto e al sicuro dei tiri nemici e aspettò insieme agli artiglieri garibaldini gli ordini superiori.
Frattanto le sorti delle nostre squadre andavano male; due attacchi alla baionetta erano stati, dai Borbonici, respinti, con gravi perdite dei nostri, quando Garibaldi che da lontano osservava lo svolgersi delle vicende, ordinò di accendere le artiglierie. s)
Venuto l'ordine di far fuoco, lo Spanò che già aveva fatto col­locare la colubrina nel sito dal quale i nemici si potevano distinta­mente vedere volle anche puntare. Era un operaio murifabbro dal­l'occhio esercitato alle linee e alle distanze e pertanto gli venne facile mirare con precisione il campo nemico: tanto che il colonnello Orsini, comandante delle artiglierie ispezionando la posizione della colubrina, in segno di approvazione e di lode gli battè la spalla. Il trapanese Antonio Ficalora diede fuoco alla miccia e la palla del cannone col­pendo in pieno portò lo scompiglio e la confusione tra le truppe borboniche che già cantavano la vittoria della giornata campale.
i) Vedi MASINO, op, clt., p. 50. 2) Vedi MABTWO, op. di., p. 50.