Rassegna storica del Risorgimento

VITA
anno <1938>   pagina <400>
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Antonino Gioia
Simone Lorenzo *), il sig. Salvatore Romano del fa notar Giuseppe a* e don Baldassare Leone3). Dei feriti garibaldini nella battaglia di Calatafìmi quattro soltanto morirono in Vita: Giuseppe Romanello da Genova per ferita grave alla coscia, Luigi Martignoni di Giuseppe da Casal Pusterlengo di Lodi che furono sepolti nel Camposanto del Comune, Francesco Montanari da Roncale di Mirandola per frattura comminutiva al ginocchio, operato di amputazione, sepolto nella Chiesa dei PP. MM. 00. di Salemi e Ulisse Pedotti di Paolo da Laveno provincia di Como per ferita grave all'inguine. Riporto, perchè degno di nota, l'atto di morte del Martignoni, come trovasi redatto nel regi­stro della Parrocchia di Vita. È senza il nome dei genitori e lo dice nativo di Varese: Anno Domini 1860. Pridie Kalendas Iunii Àloysius Martignoni filius... et... Doctor Utriuscrue Iuris dives ac Advocatus, ortus in Civitate Varensi in Lombardiae Regno cum, olim secuturus esset, Militiam meritissimi Ducis Ioseph Garibaldi e Nizza Sardiniae Regni, prae horrore (ut aiebat) Neapolitanae gubernationis, Charitate coactus erga populos Siciliarum ut eis daret liberiorem vitam cum petit ora maris veteris Libybei nunc Marsaliae nuncupati, bellum quod idibus Maji primo habuit cum suis non paucis viris italicis prope civitatem Calataphimi contra exercitum Neapolitanum, constantis­sime sustinuit, ad libertatem se non ad tirannidem natum afhrmans. Itaque in brachiis atque in aliis variis membris sui corporis morta-liter vulneratus, ingravescens prae vulneribus, post multos dies, annum agens trigesimum circiter, hodie ex hac vita migravit domi Reverendissimi archipresbyteri Huius. Angelorum pane non refectus,
*) H figlio Vincenzo mi riferisce che in casa di suo padre furono curati due ufficiali garibaldini che guariti, quando partirono, in segno di gratitudine e per ricordo, gli lasciarono uno spadino dal manico di avorio che la famiglia per tanto tempo conservò come un prezioso cimelio dell'eroica impresa. In seguito però di quello spa­dino fu fatto un coltello lungo per cucina col quale le nostre donne tagliano le fettuccme e i taglierini..
2) Nella casa Romano venne curato il colonnello Augusto Elia capo di Stato Maggiore ferito di proiettile alla bocca. L'Elia guarito, in seguo di amore e di riconoscenza per l'assistenza ricevuta, intese il dovere di lasciare ai generoso signor Romano la stia fotograna che tuttora viene conservata dal figlio sig. cav. Giuseppe Romano, con un autografo riboccante di gratitudine. Il tenore dell'autografo è il seguente: All'ottimo amico Sul va toro Romano di Vita in pegno di amoro e rico­noscenza per l'assistenza prodigatami in sua casa durante le cure di ferita grave riportata in bocca a Calatafìmi. Il 13 giugno 1860 A. Elia.
*) Non sappiamo i ricoverati in casa Leone ma dalla testimonianza di Elia sopra ricordata essi dovettero essere parecchi giacché, come dice l'Elia, trasformò la tua casa in ospedale.