Rassegna storica del Risorgimento
PALADINO GIUSEPPE
anno
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1938
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pagina
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403
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
GIUSEPPE PALADINO
II 25 novembre 1937 è scomparso improvvisamente Giuseppe Paladino, operoso Presidente del nostro Gomitato di Catania. Gli studenti di questa Università, ove egli era professore di storia medioevale e moderna sin dal 1924, non dimenticheranno fàcilmente l'efficacia del suo insegnamento e la paterna, serena bontà del suo animo. La nostra Rassegna, che Io ebbe per lunghi anni collaboratore assiduo, ne rievoca il ricordo con commosso rimpianto.
Nato a Matera nel 1886, Giuseppe Paladino aveva studiato in Napoli e si era formato alla scuola di Michelangelo Schipa; sotto l'influsso animatore del maestro e del De Blasiis, aveva esordito, giovanissimo, con dei notevoli lavori su la vita religiosa del Cinquecento, tra cui va segnalato un saggio su Giulia Gonzaga e il movimenta vai-desiano, che rappresentò, sino al recente sviluppo degli studi su la Riforma in Italia, quanto di più accurato fosse stato pubblicato sull'argomento. Dopo alcuni pregevoli apporti documentari alla storia della congiura dei baroni, un nuovo campo di indagini attrasse particolarmente Giuseppe Paladino: l'Ottocento napoletano ed, in ispecie, il regno di Ferdinando DI.
Un campo, dove era tutto da rifare! Che la storia del periodo conclusivo del Risorgimento meridionale era intesa ancora ed unicamente come una glorificazione più o meno retorica degli sforzi che condussero all'unità, una eroicizzazione delle figure degli assertori del patrio riscatto ed una condanna in blocco, senza appello, delle forze di resistenza che fecero capo ai Borboni. U Paladino, dietro l'esempio di Giustino Fortunato, fu tra i primi a comprendere come, spente le risonanze delle passioni politiche che avevano giustificato, anzi imposto alla generazione liberale quella visione troppo unilaterale, fosse ormai tempo di rivedere anche la storia recente con severo metodo critico. Ma, pur imponendosi un'analisi freddamente oggettiva, il Paladino, poiché reagiva a un eccesso, non potè evitare talvolta di cadere nell'eccesso opposto; onde sembrò ed era accusa che lo addolorava profondamente, perchè sentiva di non meritarla che un larvato borbonismo postumo animasse qualcuna delle sue ricostruzioni. Resta un fatto però che a parte alcuni suoi saggi, senza dubbio non del tutto felici, come quelli su Guglielmo Pepe o sul contegno del Governo napoletano durante la guerra del 1848 le conclusioni dei suoi studi migliori finirono a poco a poco con l'imporsi. Il 15 maggio del 1848, un poderoso volume che fa frutto di faticose ndagini d'archivio, riesce per esempio a scagionare pienamente re Ferdinando dall'accusa di aver provocato, con premeditata malafede, quella sommossa; le numerose ed ottime ricerche minori, tutte elencate qui appresso, non solo ricostruiscono minutamente lo svolgersi delle varie cospirazioni che collegano idealmente la rivoluzione del 1820 con quella del 1848, quanto contengono dei giudizi, di cui non si può non tenere conto; sull'indirizzo della politica napoletana nel primo decennio del regno di Ferdinando H; il volume sul processo dell'Unità Italiana, infine, determina con chiarezza l'effettiva portata della reazione borbonica posteriore al 1848.