Rassegna storica del Risorgimento

VIANI PROSPERO ; CURTATONE E MONTANARA
anno <1938>   pagina <408>
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Giovanni Ferretti
UNA TESTIMONIANZA DI PROSPERÒ VIANI I. H SU CURTATONE E MONTANARA jjHH
Testimonianze epistolari sulla battaglia di Ciurlatone e Montanara non si può dir che scarseggino: troppi, tra quelli che la combatterono dalla nostra parte, sape-vano tener la penna in mano, e troppi, per la fede che avevano, così caratteri­stica di quell'età, nei miracoli della liberta di discussione e nella forza dell'opinione pubblica, credevano che fosse loro dovere impugnarla, per polemizzare, per valo­rizzare, per recriminare, prendendo partito prò o contro il Ferrari o il De Laugicr, prò o contro il Comando piemontese. Di lettere di combattenti furono, cosi, inondati, in Toscana, i giornali del tempo; altre, più fresche e più intime, destinate ai congiunti ma non. per questo meno efficaci sull'orientameuto dei sentimenti delle masse, circolarono allora ma non furon pubblicate che qualche generazione pio tardi: in ogni modo, il materiale già noto abbonda, e gli archivi pubblici e privati ne offrirebbero ancora a chi li esplorasse.
Quelle che al paragone possono desiderarsi di più, son le testimonianze che ci permettono di veder l'episodio dal di fuori, d'inquadrarlo tra gli avvenimenti del tempo, di apprezzarne le ripercussioni. Di questo genere una lettera da Reggio Emilia, del 31 maggio, di Prospero Viani a Caterina Franceschi Ferrucci, che si conserva tra le carte del Ferrucci nella Biblioteca Laurenziana dì Firenze. Il Viani era, nella sua Reggio, tra gli uomini più in vista. Perseguitato dall'elemento clericale negli anni precedenti, aveva dovuto riparare a Torino dove si era consacrato ai diletti studi di filologia e aveva campato la vita nel giornalismo; amicissimo del Giordani, era inteso allora, per suo consiglio e sotto la sua guida, a raccogliere il materiale per uno dei lavori cui più è durevolmente legato il suo nome, l'epistolario del Leopardi. Tornato dal Piemonte al principio dell'anno fatidico, l'esilio sofferto gli divenne, per il mutato clima poUtico, un titolo di sicura popolarità. Pochi giorni prima della battaglia di Cintatone, il 21 maggio, aveva tenuto nel teatro municipale un memorando discorso, per esaltar l'aggregazione al Piemonte e la partecipazione alla guerra santa. Si pud, quindi, immaginare con che animo ricevesse giorno per giorno, ora per ora, le notizie dei fatti d'arme che si svolgevano a pochi chilometri di distanza dalla sua Reggio.
Alla Franceschi Ferrucci, cui scrisse per trasmettere queste notizie, lo legavano affinità di studi e comunione di simpatie letterarie: amica del Giordani anche lei, e devola alla memoria del Leopardi che ne aveva incoraggiati, a mezzo di Francesco Puccinotti, a primi passi nell'arengo delle lettere, era anche lei ardente di patriot­tismo e ammiratrice del Piemonte guerriero: due anni più tardi si sarebbero trovati insieme a Genova, la Ferracci a dirigere un istituto d'educazione femminile e il Viani, chiamatovi da lei, a insegnarvi lettere italiane e storia. E il destino li avrebbe ancora una volta avvicinati negli ultimi anni, che Michele Ferrucci, marito di Cate­rina, finì direttore della Biblioteca Laurenziana, il Viani direttore della Ricrardiana. Michele, professore di storia nell'Università di Pisa, era allora, col figlio Antonio, al campo; egli capitano segretario nello Stato maggiore del Battaglione universi­tario Pisano, Antonio quel Tonino per la cui educazione il Giordani, quindici anni prima, aveva dato alla madre così savi e arditi consigli caporale aggregato alla 3* compagnia. Caterina scriveva loro lettere di fuoco, in cui crepitava un