Rassegna storica del Risorgimento

DE SANCTIS FRANCESCO ; CIRONI PIERO
anno <1938>   pagina <412>
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Alberto M. Ghisalberti
non scambiava una parola, e un padrou di casa che faceva a tavola il dottore * e che ai sforzava invano di tenere in piedi la conversazione, gli procuravano un gran martirio . *)
Con pochissimi altri il Gironi fu tra gli ascoltatori della prima lezione del De San­ctus e ce ne ha lasciato un rapido cenno. Ma quanto sbiadito e come poco intelligente l Buon uomo il Pratese e non privo d'ingegno, ma pieno di pregiudizi dottrinali e lette* rari che lo facevano incapace di intendere un uomo come il De Sanctis. Ho comin­ciato lentamente e freddamente: poi mi sono animato, ho dimenticato uditorio e Sviz­zera, e, posso dirtelo a quattr'occhi confidava al suo Marvasi all'indomani , sento di aver fatto una magnifica lezione sugli antichi rimatori italiani: soprattutto, ho parlato benissimo. Gli allievi hanno cominciato a scrivere su' loro quaderni: poi si sono obliati anch'essi, e sono rimasti 1) con la penna tra le dita e col volto attonito: l'ora è sembrata un minuto... Io leggeva l'applauso ne* loro occhi, in quella corrente elettrica che li faceva battere della stessa mia vita .2) Di tutto questo calore, di tutto questo entusiasmo contenuto che cosa resta nei Diari cironiani? Nulla, non solo, ma la freddezza ostile del giudizio ci fa dubitare anche della asserita amicizia del Cironi per il De Sanctis. a Quest'oggi alle 6 p. il dr. De Sanctis ha principialo il suo corso di lettere italiane. Vi erano i suoi 8 studenti politecnici più il prof. Cherbulies d'economia politica del Politecnico, de Boni, Melcgari, Rancati. *) Riconoscendo nel De Sanctis tutta la capacità di un maestro, io non lo stimo come professore di una scuola nella quale la materia che forma la specialità del corso vorrei /osse il centro d'un insegnamento vasto e completo. Egli non vedrà in Dante che il poeta. Da tutti i riscontri presi sul vero il De Sanc­tis non è che un letterato nella più stretta e meschina significazione della espressione . A commentarlo è peccato! Vien fatto di ripensare alla frase amara della lettera del 3 maggio al De Meis: Ma tutto questo rimane nella sala: al di fuori silenzio ed indiffe­renza. Eccetto Gherbuliez, non ci è stato un solo professore che abbia avuto la curiosità di venirmi a sentire... . E quanto agli Italiani, De Boni è un cervello angusto, con molta dose di presunzione: mi fa degli elogi, ma con un'aria di contrainte e di affettata superiorità, che io gli meno buona lasciandogli sempre la parola e hi preminenza innanzi agli altri: del resto, uomo onesto, carattere nobile e patriottico: lo stimo, quantunque non l'ami . *) Vn tipo alla Cironi, insomma, uno di quei mazziniani furibondi che
10 circondavano ed ai quali, nemico d'ogni esagerazione, spesso era indotto ad opporsi.
11 solo che mostrasse tra gli Italiani d'aver capito il valore delle sue lezioni era il Melegari, bravo giovine, studiosissimo, franco e leale , nel quale sentiva che avrebbe
avuto un amico.
Alle altre lezioni non pare che il Cironi si facesse più vedere. Per lo meno, tacciono i Diati e tacciono le lettere del De Sanctis. Ma, sotto la data del 13 agosto, troviamo un accenno alla partenza per le vacanze dopo il primo semestre di corso. Stamani il prof. Francesco de Sanctis è partito con quattro ticinesi scolari del Politecnico per Bellin-zona, essi contano andarvi a piedi. Sono partiti col vapore del lago per Horgen seguitando
D lettere dall'esilio, p. 54 (a Camillo De Meis, 13 aprile). Abitava le camere ove era stato il Dufraisse. Ved. anche Lettere a Virginia, p. 14.
2) Lettere da Zurigo, p. 18 (24 aprile).
9) Nella citata lettera al Marvasi il De Sanctis ricordava: Vi erano dieci allievi, un polacco, due italiani già miei competitori, che mi guardavano alla Bonghi, e Cher-bnliez, sedici . Ved. anche Lettere dall'esilio, pp. 58-59.
4) Lettere da Zurìgo, p. 22 (6 maggio).