Rassegna storica del Risorgimento

DE SANCTIS FRANCESCO ; CIRONI PIERO
anno <1938>   pagina <417>
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Libri e periodici 417
B. Croce, A. Colombo, E. Passamontì, F. Canepa, A. Neri, E. De Carlo, R. Caddeo, L. Piccioni ed altri, a decine, degni di ricordo e di lode.
Questa stessa rassegna ci dice quanto interessi la storia del giornalismo presso studiosi insigni, e quanto ricco sia già il materiale da cui il Fatterello, con coscien­ziosa preparazione, ha tratto e trarrà opera in tutto degna della nostra migliore
storiografia.
PIERO ZAMA
MASSIMO D'AZEGLIO, Scritti e Discorsi Politici, voi. II (1848-52)-, a cura di Marcus De Rubris; Firenze, La Nuova Italia, 1936, in 8, pp. 368. L. 40.
Quando saranno ultimate le edizioni nazionali di Mazzini, Cavour, Garibaldi, e condotte a termine le organiche raccolto degli scritti e degli epistolari di molte altre figure storiche, di primo e di secondo piano, lo studio critico del Risorgimento ne ricé­verà grande impulso e cospicuo benefìcio, perchè finalmente l'uso delle principali fonti sarà reso più sicuro e più agevole.
Appunto per questo merita lode la pubblicazione degli scritti e dei discorsi del D'Azeglio per opera di Marcus De Rubris. Il quale ha assolto, fino ad ora, il suo com­pito con felice misurai, sia per la competenza ben conosciuta in questo campo di studi e di ricerche, sia per aver evitato l'errore (anche troppo frequente) di affastellare anno­tazioni lunghe, numerose, superflue, in calce al testo pubblicato. I richiami del De Rubris sono chiari, sobrii, efficaci. Anche il proemio è contenuto nei dovuti limiti; peccato che lo stile sia faticoso e arcaicizzante. Basti l'esempio d'un periodo: Solo in principio di decembre, quando da diverse settimane pubblicato in Torino l'opu­scolo antirepubblicano Timori e Speranze, gli riesce di raggiungere Genova, ripreso da febbre per la ferita irritatasi in viaggio e di nuovo suppurante (Prefazione, pag. IX).
Quanto al D'Azeglio, possiamo dire che le sue doti (la coerenza ideale e pratica, il senso d'equilibrio e di moderazione, l'onestà dei propositi, la semplicità e probità del metodo) appaiono confermate da una attenta lettura di queste pagine, e sopra tutto di quelle relative all'esercizio del potere. Piace rileggere il discorso tenuto al Parlamento il 12 febbraio del 1851 in sede di discussione del bilancio degli Esteri. Discorso limpido, garbato, tempestivo, pieno d'umana (e anche politica) saggezza; cèrto manca l'unghia del leone, ma c'è tutto D'Azeglio con le sue belle qualità e con i suoi limiti. Viva e presente l'esigenza morale: Se il Ministero ha potuto raggiungere quest'altro scopo (la concordia), lo deve prima a Dio, poi alla lealtà del Re, alla prudenza del Parlamento, alle virtù dell'intera nazione; perchè il Piemonte è antica terra di probità e di onore, e con queste virtù si salvano sempre gli Stati (p. 258). E si veda (pp. 255-56) la critica del vecchio concetto di ragion di Stato t e la fede in un Governo giusto sorretto dalla opinione pubblica (p. 257).
Ma sono particolarmente interessanti le osservazioni su la diplomazia sarda: Devo avvertire che per uno Stato piccolo è molto più importante aver diplomatici distìnti sotto tatti gli aspetti, che non per uno Stato grande. L'importanza, un diplo­matico di uno Stato grande la riceve dallo Stato medesimo; un diplomatico che ha dietro di sé, 20, 30 e 40 milioni di uomini, qualunque sia-il suo titolo, qualunque sia la sua persona, e certo di essere ascoltato con deferenza, mentre all'incontro un diplo­matico di uno Stato piccolo conviene che per la sua persona, pei suoi talenti, pel suo spirito, per la sua intelligenza ed anche per i suoi, mezzi e per la sua posizione ispiri una certa riverenza e possa essere accettato e considerato (p. 262). H D'Azeglio conclude affermando: Nella nostra situazione attuale abbiamo bisogno, in propor­zione, forse più di qualunque altro Stato', di avere degli abili diplomatici all'estero (p. 264). Qui Massimo D'Azeglio riprende la grande tradizione diplomatica sabauda e crea le condizioni necessarie e favorevoli per la successiva opera cavouriana.
CABLO MOKANDI