Rassegna storica del Risorgimento

DE SANCTIS FRANCESCO ; CIRONI PIERO
anno <1938>   pagina <418>
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418 Libri e periodici
GIORGIO WEILL, Stona dell'idea laica in Francia nel secolo XIX, verdone italiana di E. OMODEO ZONA; Bari, Laterza, 1937, pp. 361.
Lungo il corso del secolo XIX la storia dell'idea laica è un poco la storia interna della nazione francese e ne riflette la fisionomia. E una lotta per la liberti del pensiero in cui, senza dubbio, non mancano elementi deteriori, motivi insufficienti e non cri­ticamente fondati, pretesti retorici; ma assumono anch'essi, nell'urto e nel contrasto, un significato polemico, un valore strumentale, e quindi un'importanza non trascura-bile nel complesso della vita morale della nazione.
Questo studio ha compiuto con vigile cura, con una documentazione di prima mano e con un amore per l'argomento che non intacca la serenità e la probità del giudizio, Georges Weill, ricercatore infaticabile, studioso non sempre dotato di una rigorosa capacità di penetrazione dei problemi filosofici, ma in compenso provveduto d'una larga esperienza giuridica, ottimo conoscitore delle correnti ideali e politiche del­l'Ottocento francese.
I limiti cronologici del lavoro abbracciano il periodo 18151905, cioè dalla vivace ripresa delle discussioni sui rapporti Stato-Chiesa originata dal clima spirituale e politico della Restaurazione, fino alla ratifica concessa dal Senato e quindi alla promulgazione - della legge per la separazione dello Stato dalla Chiesa. Il Weill ha il merito di aver evitato i possibili errori di metodo: non ha scritto una storia estrinseca delle alterne fortune di un movimento di uomini e di idee, e nemmeno si è rinchiuso nell'esame delle singoli posizioni di principio; le premesse ideologiche sono viste e studiate in rapporto agli sviluppi pratici, e ciò consente di cogliere il processo storico nella sua viva e dinamica realtà. Inoltre il Weill non si è smarrito nella vana ricerca dei precedenti o delle analogie; al contrario, ha cercato di determinare il carattere tipicamente moderno dello battaglia impegnata nella Francia del sec. XIX intorno alle questioni connesse al laicismo, senza invocare i precedenti gallicani ispirati a ben diversi concetti. Solo nella polemica contro i Gesuiti si ripetono (e qui l'A. avrebbe fatto bene a notarlo) le medesime accuse del Settecento illuminista.
Nei primi anni della Restaurazione il principio d'una religione di Stato coesiste con quello dell'eguaglianza di tutti i francesi di fronte alla legge; e si ammette la validità d'un regime concordatario, in quanto un concordato è la riprova dell'effettiva indipendenza dei due poteri che lo stipulano e del loro mutuo interferire solo in ciò che tocca l'interesse pubblico generale. Se i difensori del carattere laico dello Stato sono numerosi, scarsa invece è la coesione dei vari gruppi e diversi i motivi psicologici e politici che ne determinano, volta a volta, l'atteggiamento concreto. Tutti però si ritro­vano sul terreno comune della lotta per la Uberto dello Stato e por l'abolizione del potere politico del clero. A creare le basi culturali del movimento, forse più che gli studi filosofici, contribuirono la critica storica in materia religiosa e dogmatica e le divulga­zioni del sapere scientifico. Ma si aveva poi consapevolezza del reale valore dei nuovi apporti del pensiero e della scienza? C è da dubitarne; spesso nei deputati e giornalisti che alimentano la discussione, le ideologie professate palesano un'intima inconsistenza culturale e solo il momento politico le tìen vive e dona loro una forza considerevole. Ma è innegabile che gradatamente si delineo, nei migliori, il formarsi d'una religiosità moderna, di usa coscienza umana che si sforza di attìngere solo hi se stessa la propria moralità: a L'uomo che prende la vita sul serio e adopera l'attività sua a raggiungere un fine generoso, ecco l'uomo religioso; l'uomo frivolo, superficiale, senza alta moraUtà, ecco l'empio (p. 153).
II WeiQ dedica alcune pagine interessanti alla polemica scatenata nel 1825 dal progetto di legge sul sacrilegio, e poi esamina il diffondersi dello nuove idee nel quin­quennio seguente, il trasferirsi graduale della lottiti dal Parlamento al Paese,, fino alla rivoluzione del luglio. Luigi Filippo operò una politica di pace e di conciliazione (ma i contrasti, soprattutto in materia d'insegnamento, non mancarono). Pure si andava