Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <441>
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, eco* 441
dal Monitore di Bologna dell'll ottobre 1796, programma che già rivela quello spirito di equanime temperanza che sì chiara­mente apparirà nei moti del 1831 e poi nella formazione del partito liberale moderato del 1846-48:
1) Italia sia vera nazione e concorde;
2) sia democratica in uguaglianza;
3) sia non avversa alla religione .x)
Divenuta parte della Repubblica Cispadana e poi della Cisalpina, Bologna seguì le sorti del dominio napoleonico, che le impose certo gravosi sacrifici, ma che col benefìcio di una ordinata amministrazione e del rinato spirito militare, le diede, per la prima volta dopo più secoli, anche quello deri­vante da far parte di un grande Stato, estendentesi dal Ticino all'Adriatico e dalle Alpi alla Cattolica. Sicché al declinare dell'astro del grande Còrso, e quando già si profilava all'oriz­zonte la bufera della reazione, Bologna e le altre città della Romagna furono le sole a scuotersi all'appello per l'indipen­denza e l'unità che Gioacchino Murat rivolse agli Italiani col proclama di Rimini il 30 marzo 1815.
Un giovane professore dell'Ateneo bolognese, Pellegrino Rossi creato dal Murat commissario civile del nuovo diparti­mento del Reno, che ne era stato l'autore, così esortava i suoi concittadini: L'eroe a cui tutti erano vòlti gli sguardi degli Italiani ne esaudì i caldi voti; circondato di prodi volò fra noi, levò altissimo il grido della nazionale indipendenza; egli di schiavi vuol farne italiani. Potremo noi non accorrere alla voce del grande che ci vuol salvi? di lui che coli'invitta sua destra vuol toglierne quella macchia che da tanti secoli ne disonora? .8)
Il Rossi scontò la sua audacia con trent'anni d'esilio e la pena non gli fu data tanto per le sue parole, quanto per la
i) Cr. ibid., p. 135.
2) Cfic BEUTOMNI, op. cit*, p. 149-50.