Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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450
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Achille Norsa
fatti più tardi, mentre nelle lettere e nella filosofìa ebbe a maestri Paolo Costa dal 1833 al '36 e Michele Medici, più che maestro, amico.
Ferveva in quegli anni, più che mai, la nota disputa fra classici e romantici. A Bologna, dove il Monti aveva pontificato, dov'era stato per qualche tempo il Leopardi, dove furono il Perticari e il Giordani e il Marchetti, a propugnare la dottrina e la pratica del purismo, i classici trionfavano e grande era lo sdegno ed il disprezzo per i romantici, specialmente lombardi, non escluso il Manzoni.
Classico, buon letterato, ma filosofo mediocre quanto presuntuoso, il Costa educò secondo le sue idee il giovane Marco, il quale, allo stesso modo dell'amico e condiscepolo suo Antonio Montanari, pur restandogli fedele in letteratura, in filosofia se ne discostò ben presto.
Il Costa era seguace affatto intransigente del sensismo di Tracy e di Condillac, all'infuori del quale non vedeva dottrina accettabile; tale fu da principio anche il suo scolaro, ma non senza un sentimento di compressa ribellione. Morto il Costa nel 1836, bastarono le conversazioni col Medici a fargli mutare indirizzo; la lettura del Rosmini e del Gioberti fra il '38 e il '42 lo mise più decisamente sulla via dello spiritualismo.
Il Medici, professore di fisiologia all'Ateneo bolognese, scienziato insigne, buon latinista, ebbe un'influenza anche maggiore sulla mente del Mjùaghetti, per l'ordine e la chiarezza con cui gli insegnò a ragionare e a scrivere:
Pia chiaro, più chiaro, concludeva sempre: io temo che voi appar-teniate ad una setta che ha fatto giuramento di parlare e scrivere in modo da non farsi intendere. *)
Né il monito fa vano, poiché quelle doti [saranno, come vedremo tra le più spiccate dello stile del Minghetti. E profitto
*) Gfir. M. MINGHETTI, op, cit.t p. 42.