Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <460>
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Achille Morsa
E ancor più esplicitamente poteva dire all'Aglebert nel 1846 in una lettera indirizzatagli da Genova:
...il maggior bene è quello di ravvicinare gli animi, di togliere le gelosie, che già straziarono sì lungamente e sì dolorosamente noi ita­liani in ogni pubblica o privata faccenda. E in questa parte mai Con­gresso ebbe un'indole più manifesta del presente, e più efficacia a quel grandissimo fine.1)
Quel discutere, prospettando questioni nuove, quell'in-tendersi e affiatarsi, non era anch'esso un modo di cospirare, e tanto più pericoloso, in quanto la polizia non poteva giun­gere a impedirlo e il codice penale a condannarlo? E non è stato forse detto giustamente che tutta l'attività dei patrioti può considerarsi ad un certo momento come una grande cospi­razione? Quando tutta l'Italia colta e liberale si troverà unita quasi per un miracolo in una sola volontà, e potrà raccogliere i primi frutti di tanti sforzi -e sacrifìci, essa avrà compiuto l'opera più grande di una rivoluzione, scavando il vuoto intorno al dominio austriaco ed ai governi assoluti; quel vuoto nel quale essi precipiteranno senza rimedio tra il '59 e il '61.
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Nuovi STUDI E NUOVI VIAGGI - M. MINGHETTI E G. MAZ­ZINI. Ma l'ambiente bolognese era troppo chiuso e ristretto e il senso di tale angustia doveva essere tanto più penoso allora quando Napoli e Torino parevano più segregate da Bologna di quello che oggi non sia Calcutta .2)
Ne il Minghetti voleva certo soffocarvi fra le pastoie poste al pensiero dalla politica rigidamente conservatrice di Gre­gorio XVI, il quale condannando le ferrovie come invenzione diabolica, respingeva da sé ogni cosa che sapesse di moderno.
1 Cfir. la lettera in data 25 settembre 1846 pnbbl. dal Maioli, in Ross. Stor. del Risorga gennaio 1936-XJV, p. 47.
2) Gfr. E. MASI, Nell'Ottocento, p. 106.