Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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463
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La giovinezza e le prime esperienze politiche, eco 463
di diritto costituzionale di Pellegrino Rossi, l'esule illustre salito ad alta e meritata fama per forza d'ingegno e per severità di vita (si osservi la varietà e ricchezza d'interessi spirituali da ciò dimostrata), strinse anzi relazioni con lui e con altri esuli; il Marmarti, il Ferrari, il Massari, il conte Arconati, e pur mescolandosi all'allegra vita studentesca del Quartiere Latino, assisteva volontieri fedele ad una inclinazione che già conosciamo, alle sedute del Parlamento. .
Lasciata, a malincuore, Parigi ai primi di maggio del 1845 visitò l'Inghilterra, la Scozia e l'Irlanda, interessandosi tanto a uno stabilimento di filatura o di tessitura dello Yorkshire, a una acciaieria o ad una miniera di carbone, quanto ad una cattedrale normanna della vecchia Inghilterra. Lo commosse invece profondamente la desolata miseria dei contadini irlandesi. Egli potè inoltre essere testimone oculare della vivace campagna in favore del libero scambio, promossa poco innanzi dal Gobden e conobbe anzi personalmente alcuni economisti, quali il Senior Me. Cullok e il Wittely, e tra gli emigrati italiani, Antonio Panizzi preside al BritishMuseum e Giuseppe Mazzini.
Non so anzi trattenermi dal riferire il racconto che egli ci lasciò del suo incontro col grande agitatore.
Io soleva andare a pranzo ad una trattoria tenuta da un emigrato romano certo Cesarmi, in Ostender Street. Quivi mi adocchiò Giù-, seppe Mazzini ed egli per primo mi si presentò, ed era naturalissimo, sotto colore di avere notizie d'Italia. Così cominciammo a discorrere e non pure quel giorno, ma parecchi altri appresso, e ventilammo le questioni politiche del tempo con molta franchezza. Io avevo udito assai volte parlare del fascino che quest'uomo esercitava su coloro ai quali parlasse, ma veramente fui cieco a siffatto lume; o fosse in quei giorni difetto suo, o che io essendo in altro ordine di idee, mi tenessi in sull'avvertita.
Se ci trovammo unanimi nel giudizio che la condizione d'Italia era miseranda e che conveniva fare ogni sforzo perchè la nostra Patria risorgesse da tanta abiezione, cominciavano subito le discrepanze quando si trattò di determinare le vie e i principi del risorgimento, e, come oggi direbbesi, il programma dell'azione.