Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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Achille IN orsa
sofismi del protezionismo che peraltro egli ammette non solo per le industrie necessarie alla difesa nazionale, ma anche per le industrie giovani: fa quindi una felice esposizione, condotta su documenti ufficiali, delle vicende storiche per cui passò la legislazione inglese dei dazi sul grano durante l'ultimo trentennio, esposizione che si legge anche oggi con interesse.
Vi sono dipinte al vivo le condizioni dell'agricoltura e gli effetti che dall'altissima protezione doganale risentivano le diverse classi sociali; vi è messa efficacemente in rilievo la forte agitazione promossa da Riccardo Cohden e dalla ce Lega del libero scambio , della quale il Minghetti aveva potuto essere testimonio oculare, e narrati gli ultimi avvenimenti che condussero alla celebre riforma di Peel.
Nel chiudere il suo dire, il Minghetti dalle riforme inglesi traeva Buoni auspici per l'Italia, allora esportatrice di granaglie, e pel suo traffico, invocava che l'esempio inglese fosse tosto seguito da noi e che, a rendere più facili i rapporti fra regione e regione della penisola, si desse mano alla costruzione di ferrovie secondo criteri, non particolaristici, ma nazionali; chiedeva da ultimo una lega doganale che simile allo Zollverain germanico, fosse preludio ad una più ferma e più intima lega politica.1*
Non è qui il caso di ripetere le ragioni per le quali la storia si sarebbe incaricata di dimostrare la scarsa consistenza di ogni programma federativo e neoguelfo; ma bisogna pur riconoscere che quel programma parve allora e fu realmente un grande progresso sul passato.
Quel programma fu illusione, ma comunque felice illusione: milioni di cuori per essa palpitarono: lo stesso Mazzini vi credette; senza di essa una gran parte degli Italiani, per scrupolo religioso, sarebbe rimasta estranea al moto nazionale, mentre il conte di Cavour ben poteva dire nel 1847 : Le riforme
*) Cfir. M. MINGHETTI, Opusc, hit. ed oconom., p. 97.