Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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480
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480 Achille Norsa
Quale fosse là mira dei liberali, è dunque ben chiaro, e che fosse utile, anzi richiesto dai nuovi tempi un mutamento degli ordini dello Stato, nel senso che ora si indicò, aveva cercato di dimostrare Leopoldo Galeotti nel suo libro Della sovranità temporale dei Papi, uscito appunto pochi mesi innanzi.
Ma questo non era esattamente il pensiero di Pio IX.
Con l'amnistia del 16 luglio 1846 il Pontefice s'era posto in una situazione delle più strane e difficili. Bastò, scrive il Masi, una parola di mansuetudine e di perdono scesa dall'alto di quel trono, da cui ormai s'era avvezzi a non sentire che anatemi e condanne, perchè la materia infiammabile da tanti anni accumulata, si incendiasse tutta in un attimo... Da questo momento sino al giorno che dal balcone del Quirinale, Pio IX, alzando le braccia al cielo mentre un raggio di sole innonda di luce la sua fronte e la folla gli si prosterna piangente e devota, esclama con la voce sonora: Benedite, gran Dio, l'Italia , il delirio che aveva accolta l'amnistia cresce, gonfia, sale sempre, e travolge, come un'onda vorticosa, tutto e tutti, compreso il Papa.1*
D Masi stesso, con una finissima analisi psicologica, ha posto in rilievo il tragico equivoco che si celava sotto l'accordo apparentemente così sincero tra Pio IX e la stragrande maggioranza degli Italiani, equivoco tragico, non solo per le fatali sue conseguenze, ma perchè era già nella natura delle cose, prima ancora che nella volontà degli uomini: e quando si svelerà ad essi sarà troppo tardi.
L'accordo tra Pio IX e l'Italia era il prodotto dell'incontrarsi di generali ma ancora vaghe aspirazioni con l'uomo da tanto tempo atteso, col profeta dei nuovi tempi, auspicato dal Gioberti, quegli che avrebbe avuto virtù di rigenerare la Patria e la Religione. E chi mai, anche all'infuori
i) Cfr. E. MASK, Neil*Ottocento, pp. 162-63, e II Risorgimento Italiano, voi. II, p. 131 e segg.