Rassegna storica del Risorgimento

CARACCIOLO FRANCESCO
anno <1938>   pagina <484>
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484 Ambrogino Caracciolo di Torckiarolo
Dorante questo periodo è presumibile che abbia navigato sulle galere dell'Ordine e partecipato a qualche azione come racconta il D'Ayala, ma non è esatto ch'egli abbia seguito a Malta il padre chi ci sarebbe andato in missione per affari dell'Ordine Costantiniano di cui era depu­tato e cavaliere di Gran Croce, come è inesatto dio che dice il Fabris ch'egli abbia cominciato la sua carriera marittima sulle galere dell'Or­dine di Malta, f
A parte queste notizie, non ci è nota altra attività da lui svolta in quest'Ordine nel quale rimase sempre col grado di semplice cavaliere.
Quindi nessuna vocazione, religiosa che l'avesse spinto ad entrare in quella Sacra Milizia, ma circostanze occasionali conformi alle con­suetudini che vigevano nella classe cui egli apparteneva.
Potrebbe è vero supporsi che in seguito, quando la sua maturità intellettuale ebbe il suo pieno sviluppo, ch'egli sia stato anche l'uomo capace di tener fede ai voti religiosi pronunziati nell'adolescenza. Ma di ciò non abbiamo alcuna prova, anzi, tutto ci fa credere il contrario, man­cando di fondamento i fatti immaginari e le situazioni storiche mai esi­stite, create dalla fantasia di qualche scrittore interessato o fantastico.
Francesco Caracciolo cresciuto sul mare, indubbiamente ebbe come tutti i marinari la sua passione maggiore per il mare; però amava pure la vita splendida, le gaie brigate, la vita della Corte; era maggior­domo di settimana e gentiluomo di camera del re, godeva il favore dei sovrani, e si manteneva inane da gran signore perchè possedeva basti­menti, ville, carrozze ed una scuderia con dieci cavalli, oltre che cuochi e servitori, anche prima di esser duca.
Conosceva a perfezione varie lingue, e la sua notorietà sempre cre­scente doveva renderlo ricercato anche nell'ambiente cosmopolita della capitale dove predominava l'elemento femminile, verso il quale non poteva mostrarsi scortese, in ricambio dell'ammirazione che si doveva avere per lui.
Evidentemente teneva al prestigio della sua posizione, avendo il senso del dovere e della disciplina anche nella vita privata; ma se non vi furono sul suo conto mormorazioni clamorose da esser tramandate ai posteri, nulla conferma il suo misoginismo od il suo celibato eroico, entrambi immaginari, perchè anzi abbiamo la prova ch'egli, divenuto erede della casa, pensasse a continuarla con un gran matrimonio, degno della sua posizione.
) LITTA, Famiglie Celebri Italiane, II serie, Caracciolo di Napoli di FRANCESCO FABRIS, tav. XII.