Rassegna storica del Risorgimento

CARACCIOLO FRANCESCO
anno <1938>   pagina <492>
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492 Ambrogino Caracciolo di Torchiarolo
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Quando il Caracciolo, non ancora brigadiere, dettò a Bordo del Tancredi il testamento che abbiamo riportato, viveva ancora il padre ed il fratello primogenito Giuseppe che era tenente colonnello della Guardia.
Ma per entrambi egli non ha una parola neppure di commiato.
Dunque un dissidio familiare aveva alienato dal suo animo ogni affetto per i suoi più. stretti congiunti, e la precoce canizie che cinse il suo capo, forse fu dovuta all'intima tragedia da lui sofferta, e ci spiega le parole da lui pronunziate quando gli fu annunziata la sua condanna: Non ho nulla al mondo che possa farmi desiderare la vita, raccapriccio solo all'idea di un supplizio cui mi si vuol condannare .
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Caracciolo aveva perduto la madre il 25 gennaio 1795.
Questa da qualche tempo viveva separata dal marito, e quando mòri abitava in via S. Lucia, nel palazzo accanto la chiesa di S. Maria della Catena, in quella stessa casa dove nel 1817 passò ad abitare il principe di Torchiarolo, *1 che fu maresciallo di campo e capitano degli alabardieri nel 1815.
La duchessa Caracciolo, gran dama, aveva ammobigliato il suo appartamento con gusto d'artista, con profusione di argenterie, quadri e mobili di valore e vi riceveva il fiore della società di quel tempo. Morendo, lasciò al figlio Francesco tutta la sua disponibile, cioè la decima dei beni dotali, tremila ducati di migliorie ed aumenti delle gioie antiche di casa, tutti gli argenti ed oro di sua proprietà, tutti i beni liberi, e tutti i mobili del suo appartamento a metà col fratello.2*
1) Questa coincidenza fece crederò al Niaco che Caracciolo dopo la caduta della Repubblica ai fosse rifugiato in casa del principe di Torchiarolo, che lo avrebbe ospitato per una notte, e consigliato a ruggire. La notizia è doppiamente inesatta. Il principe di Torchiarolo abitava nel 1799 nel suo palazzo dì via S. Giovanni a Carbonara né ancora era generale. Era bensì colonnello del 1 reggimento dei dragoni urbani di Na­poli, molto amato dal popolo, e si segnalò nel reprimere gli eccessi dei sanfedisti dopo la venuta del Ruffo. (N. Nisco, Francesco Caracciolo ammiraglio della Repubblica Par­tenopea, conferenza al Circolo filologico di Napoli, 7 gennaio 1900, Napoli, A. Morano,
1900).
2) Archivio notarile di Napoli: Testamento della duchessa Vittoria Caracciolo di Brjenza nei protocolli del notaio Francesco Prigioni, pubblicati il 25 gennaio 1795.