Rassegna storica del Risorgimento
CARACCIOLO FRANCESCO
anno
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1938
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pagina
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497
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Piatiste edite ed inedite su Francesco Caracciolo 497
lusingato dagli omaggi resi a lui ed all'ambasciatore inglese, godeva dell'ascendente preso nella Corte e ne profittava abusandone. Inglesi e Portoghesi spie della regina, emigrati francesi e napoletani fecero in breve di Palermo una vera Babilonia. Le notizie di Napoli aumentavano il timore: fuga del Vicario e distruzione della flotta; entrata dei Francesi e proclamazione della repubblica.
Caracciolo che fin qui aveva ciecamente ubbidito per dovere militare agli ordini ricevuti in nome del re, non poteva avere più stima per un sovrano che mostrava nell'esilio un'indifferenza assoluta per quanto accadeva pensando soltanto a darsi bel tempo.
La distruzione della marina, l'insolenza degli stranieri, gl'intrighi dell' isterica regina e infine i torti e le offese ricevute, non potevano non ferire la sensibilità di un animo generoso e ardente di amor patrio come il suo. E perciò in un vivace colloquio con il re e la regina, al quale probabilmente furon presenti anche Nelson ed Acton, egli non seppe astenersi dal mostrare la sua disapprovazione per tutti gli errori commessi e per la condotta che pensavasi di seguire.
Uscì infatti concitato dalle stanze del re, e non potendo frenare l'interna agitazione, pensando di non esser visto, si battè con violenza il cappello su una gamba. Ma il colloquio ed il gesto di Caracciolo furono divulgati dalla principessa Paterno che trovavasi nell'anticamera del re *) colloqui che confrontando le date del giornale di navigazione, dobbiamo collocare a pochi giorni dopo lo sbarco a Palermo.
Crebbero perciò i rancori ed i sospetti, ed il ministro Acton ordinò il disarmo in Messina anche del Sannite da lui comandato, e deWArchimede.
Caracciolo, come racconta il D'Ayala,2)
parti alle 5 del 4 gennaio col suo fido pilota padron Antonio Chi apparo del Piano di Sorrento, rimanendo fino olle 7 nelle vicinanze di Stromboli, pel tempo burrascoso; ma dopo la mezzanotte del 9 quattro fulmini caduti a bordo avevano fatto tanto danno he ebbe a tornare a Palermo il 12 per rialzar l'albero maestro. E il 18 gli fu consegnato In arresto il generale Pignatelli ch'egli menò a terra il 22 nella casa del signor Perez, poiché ripartiva la sera per Messina. E patì nuovo insulto di essere accompagnato da un vascello portoghese.
*) Quest'episodio di cui ora non rintraccio la fonte è ricordato nel terzo volume, rimasto manoscritto, delle Memorie della famiglia Caracciolo scritte da mio padre, morto anch'egli nel 1897 nella stessa casa che abito in Napoli rammiraglio in via
S. Lucia.
2) MARIANO D'AVAIA, Vite degli Italiani benemeriti della libertà e della patria uccisi dal carnefice, Roma, Fratelli Bocca, 1883.