Rassegna storica del Risorgimento

CARACCIOLO FRANCESCO
anno <1938>   pagina <500>
immagine non disponibile

500 Ambrogino Caracciolo di Torchìarolo
e da Castellammare, dove fece rimettere in ordine il cantiere per costruire molte cannoniere.
Presto però declinarono le sorti della gloriosa repubblica.
Il 13 giugno 1799 dopo la caduta del forte Vigliena, il Caracciolo che con le sue cannoniere e Bombardiere aveva fatto prodigi di valore, preso di mira dalle artiglierie russe fu costretto a rientrare nella dar­sena, mentre i Sanfedisti con l'aiuto dei Russi, forzato il ponte della Maddalena avevano libero accesso nella capitale.
La partita era irrimediabilmente perduta per i patrioti che si ritira­rono nei castelli della città. Caracciolo pensò che fosse inutile cercarvi rifugio perchè i forti sarebbero certamente stati espugnati dagl'inglesi.
Non sappiamo con certezza dove si rifugiasse.
Se è vero che si diresse alla vicina casa di via S. Lucia dov'era la sua abitazione, vi sarebbe stato nascosto per una notte,1) anche fidando nell'attaccamento che avevano per lui i Luciani, i quali infatti impedirono che la sua casa fosse saccheggiata.
Un racconto per altro attendibile ci sembra quello fatto dal Volino 2) che ripete con qualche variante la narrazione del D'Ayala.
Dopo la catastrofe del ponte della Maddalena, andò prima in una sua villa a Torre del Greco; ma poi tornò nella Darsena.
Antonio Garofalo, suo antico pilota gli offrì con una lancia di salvarsi all'estero, attraversando i legni nemici; ma egli preferì di sbarcare a Su Lucia, e recossi nella casa de' Caracciolo 3) presso Su Maria della Catena. Ne usci alle sei del mattino 14 giugno, travestito da marinaro, ed a quell'ora si presentò al palazzo Ruffo al Mercatello. Chiese della nipote del Cardinale ch'egli conosceva. Alle sue vive insistenze, malgrado l'ora la duchessa Ruffo della Guardia fu destata. Caracciolo si scoprì, e chiese a quella Dama se volesse e potesse celarlo in quel palazzo. La Dama rispose di non poterlo fare, e diede invece al fuggitivo un biglietto di lascia passare. Caracciolo allora andò prima al Vbmero nella villa De Rogatis, e poi in altra villa a Calvizzano con un suo fedele chiamato Chiapparo e che fu precisamente allora attaccato di gotta. Fu a Calvizzano fino a questo giorno fatale del 29 giugno nascosto con Chiapparo.
i) Quel palazzo abitato anche dai Caracciolo di Torcila e più tardi anche dai Caracciolo di Torchìarolo, apparteneva al monte Ciarletta, ente familiare e fonte della ricchezza di alcuni rami dei Caracciolo Rossi che provvedeva con le sue vistose rendite a dotare annualmente con 75.000 ducati (dote favolosa per quei tempi) una donzella della famiglia, a dare un appannaggio ai primogeniti, e provvedere tutti i secondoge­niti a seconda le camere da essi intraprese. La nomina per esempio a cardinale o ad ambasciatore dava dritto ad un aiuto di costa, come dicovasi, di seimila ducati. Carac­ciolo percepiva duemila ducati annui come capo della linea Brienza e seicento ducati annui come militare.
2) Prof. Tommaso Volino in una conferenza da lui tenuta il 29 giugno 1885 nella sala di S. Lorenzo pubblicata anche nel giornale Roma, dal 30 giugno al 5 luglio 1885.
3) Così era chiamato il palazzo presso S. Moria della Catena perchè apparteneva ai vari Caracciolo compatroni del monte Ciarletta.