Rassegna storica del Risorgimento

CARACCIOLO FRANCESCO
anno <1938>   pagina <501>
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Notizie edite ed inedite su Francesco Caracciolo 501
Tuttavia questo racconto ha bisogno di alcune rettifiche.
La duchessa Ruffo cui il Caracciolo si rivolse per aiuto non era la nipote del cardinale né la duchessa della Guardia bensì la duchessa di Bagnara Ippolita Ruffo, che vedova nel 1794 di Nicola Ruffo aveva sposato in seconde nozze il celebre medico Domenico Cotogno ch'era amicissimo del Caracciolo.
La nipote del cardinale era invece la duchessa di Baranello e prin­cipessa di Motta S. Giovanni che anch'essa la sera prima col marito e gli altri di famiglia era scampata dalle mani dei repubblicani nella municipalità di Monteliveto quasi al momento di essere fucilata.
Ora fu il Cotugno marito della Ruffo che procurò al Caracciolo il rifugio al Vomero nella villa di un altro medico, il De Rogatis.
Che poi anche la duchessa di Baranello sollecitata dalla duchessa di Bagnara sua affine, si sia recata col marito dallo zio cardinale che avrebbe mandato al Caracciolo il consiglio di fuggire e presto , può anche essere possibile. Ma in ogni caso questa visita sarebbe stata posteriore all'arrivo del Nelson, quando cioè il Ruffo ebbe la convinzione che il trattato da lui stipulato coi patrioti non sarebbe stato più rispettato.
Comunque Caracciolo avuto sentore del pericolo che correva pensò a porsi in salvo al più. presto.
Rifugiatosi perciò col fido Chi apparo a Cai vi zzano in una villa materna e noleggiato un veliero, si proponevano entrambi di raggiungere il mare per la via di Patria. Ma la loro fuga fu ritardata da un attacco di gotta sopraggiunto al Chiappare
Questi consigliò al Caracciolo di non frapporre indugi e badare intanto alla propria salvezza. L'altro non volle abbandonare l'amico infermo e così perdettero del tempo prezioso.
La loro presenza a Calvizzano non sfuggì al parroco del luogo Gaetano Carandente che da buon sanfedista si affrettò a denunziarli.
I) Nel dorso interno della copertina del giornale di navigazione di Caracciolo posseduto dalla deputazione napoletana di storia patria vi si trovano molti appunti scritti con diversa scrittura fra coi:
Luigi Carandente ha pagato per il terzo di Marzo ... dtì 24
Samuele Carandente ha pagato . d 20
e seguono altri nomi. I Carandente congiunti del Gaetano che denunziò il Caracciolo dovevano essere Attuari o censiti della casa Calvizzano. Gli appunti di cui sopra evi­dentemente si riferiscono a pagamenti fatti ai Chiappato successi a Caracciolo in parte delle doti materne di luì. Dunque i Carandente erano vassalli o dipendenti del Carac­ciolo, e forse ad uno di essi allude il Colletta quando narra del tradimento di un servo, poiché ci ripugna di pensare come parrebbe attendibile che il demmziante fosse stato proprio il fratello della matrigna, interessato alla scomparsa dell'ammiraglio perchè il figlio della sorella ne sarebbe divenuto erede universale.