Rassegna storica del Risorgimento

CARACCIOLO FRANCESCO
anno <1938>   pagina <505>
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Notìzie edite ed inedite su Francesco Caracciolo 505
Poi la sera vi fu pranzo a bordo, ed è probabile che allora il re rasserenato, abbia pronunziato la frase riportata dall'Annesley. L'inu­mazione fatta avvenire a Castellamare è un errore spiegabile in un narratore lontano, poco pratico dei luoghi, che senza dubbio voleva alludere al Castello dell'uovo presso cui il Caracciolo fu sbarcato. Qui le sue spoglie recuperate dai Luciani furono trasportate nella congrega dei pescatori sottostante alla chiesa di S. Maria della Catena, ed inumate dietro l'altare maggiore dove furono dimenticate.
Nel 1848 procedendosi ad alcuni restauri della chiesa dall'archi­tetto Criscuolo fu rintracciata la sepoltura. H re Ferdinando II ordinò che la notizia fosse tenuta nascosta. Nel 1873 Mariano d'Ayala si mise a ricercarla, e dopo solenne ricognizione fatta nel 1881, i resti del Caracciolo ebbero più degna sepoltura.
Lo sbarco del cadavere dell'ammiraglio Caracciolo fu riprodotto dal pittore Luigi Rocco in un quadro che i Borboni fecero distruggere. Io però ne conservo la fotografia, riprodotta da una più. piccola che fu regalata a mio padre dall'ammiraglio Vacca, e da me donata a Salvatore di Giacomo per la mostra storica del 1899 ed attualmente conservata nella biblioteca Lucchesi Falli di Napoli.
Al Chiapparo fatta salva la vita fii consentito di emigrare in Francia.
Tutti i beni del Caracciolo furono confiscati.
Senonchè il d'Ayala che ne riporta il lungo elenco non dice che dopo la pace di Firenze del 1801, con real ordine del 26 settembre fu ordinato il dissequestro di tutti i beni confiscati ai rei di stato, compresi quelli che avevano subito la pena di morte come il Caracciolo, di cui fu pubblicato il testamento il 26 agosto 1801.
H Chiapparo ritornato in Napoli pretese allora di succedere in tutta l'eredità del defunto, mentre la Rachele Di Gennaro x) madre di Pasquale Caracciolo rappresentata dall'avvocato Greco voleva soste­nere la nullità del testamento dell'ammiraglio e pretendeva per conto suo di venire in possesso di tutto.
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I) Non sappiamo a che cosa abbia voluto alluderò il d'Ayala scrìvendo che la di Gennaro gli parve davvero matrigna a Francesco Caracciolo.
Quand'egli conobbe il figlio, nel 1840, la di Gennaro era già morta da molti anni, cioè fin dal 3 luglio 1827.
Si era contentata di un rango modesto dopo la morte del marito, e quantunque il figlio fosse venuto in possesso di una grossa fortuna por l'infelice fine del fratello, con tutto ciò essa preferì di restar vedova, mentre avrebbe potuto facilmente prendere un secondo marito.