Rassegna storica del Risorgimento
CARACCIOLO FRANCESCO
anno
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1938
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pagina
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506
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506 Ambrogino Caracciolo di Torchiarolo
Infine con transazione del 20 ottobre 1801 per lo stesso Notar Miccio fa convenuto che al Chiapparo passassero in eredità tutt'i beni mobili dell'ammiraglio compresi il brigantino La Vittoria e le due polacche La Diana e S. Francesco; ed al Pasquale tutt'i beni provenienti dalla successione paterna col patto di dividersi <juelli che bisognava liquidare dalla casa dei duchi di Calvizzano per le doti materne dell'ammiraglio.
Sarebbe stato interessante conoscere il carteggio di Maria Carolina col Caracciolo ch'era conservato in una grossa cartella nell'archivio Caracciolo di Brienza. La cartella però col relativo titolo è intatta, ma di tutte le lettere, probabilmente trafugate non vi è più alcuna traccia. *)
l) Quando già avevo scritto quest'articolo, proseguendo le mie ricerche per un lavoro più completo su Francesco Caracciolo, mi è stata favorita dal duca Tristano Caracciolo di Brienza copia di una lettera scritta dal padre, dalla quale risulta ch'egli aveva dato 1* incarico a qualcuno di scrivere la vita dell'Ammiraglio.
L'incaricato non appare chi fosse perchè la risposta contenuta sulla stessa lettera del principe di Macchia non porta alcuna firma. Ad ogni modo sarà per me d'incitamento ad ulteriori ricerche con la speranza di rintracciare tutto il materiale storico certamente fornito per lo studio che si voleva sul Caracciolo. La lettera del principe di Macchia è scritta da Roma dopo il 1860 ov'egli erasi recato per seguire in esilio il re Francesco H e vi rimase nove anni sdegnando l'offerta fattagli da Giuseppe Garibaldi che voleva nominarlo prefetto di Napoli.
E anch'essa un documento interessante e mi sembra utile riprodurla, perchè l'attaccamento ai Borboni dei congiunti di Francesco Caracciolo fu determinato dalla convinzione che gl'Inglesi e non i Borboni furono causa della morte del grande ammiraglio..
t Roma...
Egregio signor...
Quando io che sono il nipote domando la biografia dell'ammiraglio Caracciolo, potrà ella credere che io voglia velata anziché nuda la storia? Senza dubbio la fede politica che a me consiglia un volontario esilio dalla patria, non è quella che possa mai approvare i fatti che procacciarono al mio antenato il patibolo. Ma appunto la mia politica fede, indipendente com'è da autorità d'uomini e di esempi, mentre danna parte m'ispira il coraggio di condannare anche nel mio glorioso antenato gli errori dei suoi ultimi giorni, dall'altra non Boffice che essi sieno senza dritto usufruttuati da un partito uso a falsare, per farli suoi, i grandi nomini.
Il Caracciolo, né fu grande per quella colpa per cui i moderni patrioti ne celebrarono l'apoteosi, né in quella della stessa sua colpa è da confondere e pareggiare con certo volgo settario di felloni e malfattori che formano il sozzo martirologio della Rivoluzione.
La storia, la poesia e le popolari tradizioni han celebrato abbastanza l'ammiraglio napoletano e la sua scienza nautica e le sue vittorie. La Massoneria ha glorificato anche troppo il cittadino o il suo patibolo. Ma la notizia dell'uomo interiore, cioè delle sue convinzioni morali e religioso, fa negletta dalia storia ed è dissimulata dalla Massoneria: e da ciò questa tolse la facoltà d'imporre al condannato del 99 il tipo volte ri ano, e di mettere a profitto dei suoi biechi intendimenti le meste simpatie che si