Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO ; TOMMASEO NICCOL? ; GIORDANI PIETRO
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1938
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Achille De Rubertis
da II Facchino di Parma, nel n. 25, 20 giugno 1840, e inserita negli Scrìtti editi e postumi per cura di Antonio Gussalli (voi. V, Milano, Sanvito, 1857, pp. 199 segg.) col titolo Di una grave ingiurìa fatta a Giacomo Leopardi morto, se ne lamentò accoratamente, con entusiastica gioia di esaltazione del grande amico, il maggiore ingegno italiano de' nostri tempi, da paragonarsi a quanto ne' lor tempi migliori ebbero di più sublime e perfetto i Greci . Né in Italia né in Grecia vedeva cose migliori delle sue poesie e delle sue prose. Filologo di greco e latino pari a pochissimi , erudito come se avesse letto e viaggiato quarant'anni , poeta da mettersi innanzi a tutti i nostri dopo l'Alighieri , filosofo acutissimo e sincerissimo , era degno d'essere ammirato e amato smisuratamente. Invece il progresso dei delirii aveva tentato di vilipenderlo, di renderlo odioso. Quando il Leopardi e, lui morto, il Ranieri, per mezzo di un cortese tedesco, il De Sinner, avevano ottenuto che il libraio Baudry ne stampasse a Parigi le opere edite e inedite, i Padri della Sinodo parigina , dell' Italia parigina , *) di tutta quella filosofica e poetica famiglia che aveva a capo e guida ed oracolo (un altro Moisè) un Poligrafo, maraviglioso nella solennità de' giudizi , avevano spaventato e dissuaso l'onesto editore. Si voleva che un empio non fosse letto. Si diceva: E poeta di troppo querule malinconie. Orbene, egli rispondeva, il Leopardi, infelicissimo, si fece poeta degl'infelici. Non hanno già tanti poeti per loro i felici del mondo? Lasciatene pur uno ai miseri. Gli ammiratori del Leopardi, ad onore dell*Italia italiana, non avviliti dall'Italo-Gallico anatema, erano dunque risoluti di pubblicare tutto ciò ch'era stato composto dal poeta di Recanati.
La lettera del Giordani, che non colpiva il solo Tommaseo, suscitò l'ira di vari suoi amici, massime di Firenze. Il Vieusseux, che pure, in questo tempo, era in amichevole corrispondenza col Giordani, scrisse al Tommaseo il 2 luglio 1840:
Ho letto con sdegno e nausea la lettera che il Giordani ha stampata nel FacàhinOé Io non ho mai approvato il modo con cui più volte vi siete espresso riguardo al povero Leopardi, e se avete consigliato a Baudry di non stampare le sue opere, avete fatto quel che non avrei fatto io; ma ciò non giustifica la lettera del Giordani. Quando la Censura vi lasci rispondere, voi potete, senza dubbio, polverizzarlo, e coprirlo di confusione. Ma egli vi mette, vi strascina sopra un terreno delicatissimo. Io credo però
*) Curioso che annesta frase fosse intesa da alcuni come titolo d'un giornale, da altri come equivalente a L'Italiano, laddove non significa che gl'Italiani esuli o residenti a Parigi.