Rassegna storica del Risorgimento

LEOPARDI GIACOMO ; TOMMASEO NICCOL? ; GIORDANI PIETRO
anno <1938>   pagina <515>
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Il Tommaseo, il Leopardi e il Giordani 515
Alla gara per la manipolazione e pubblicazione della risposta al Giordani prese parte anche l'abruzzese Pier Silvestro Leopardi. Il quale scriveva da Parigi il 5 ottobre 1840 al Tommaseo:
Alla querimonia del Giordani, che calunnia gl'Italiani che sono in Parigi, e offende la memoria dell'amico suo, io che ho comuni con questi gli antenati e il nome, vorrei con carità cristiana rispondere. Che ne dite? Sappiate per altro che il Baudry stampa un volume di poesie, e nella prefazione il Bornia m'ha promesso voler dare una men­tita solenne al Giordani.
E il 19 gennaio 1841 soggiungeva:
Il Ronna ha già risposto alla senile [querimonia] del Giordani nella prefazione del libro, il quale non comparisce ancora per aspettare l'approvazione vostra d'inse­rirvi alcune delle vostre poesie.
Nel tempo stesso certo Piacentini di Parma o dimorante a Par­ma *) compose alcuni versi contro il Giordani, e li accompagnò a Carlo Leoni2) con le seguenti parole:
Il Giordani qui a Parma quanto è stimato per i pregi dell'ingegno altrettanto è detestato per i difetti del onore. Ma stampò non è guari una lettera nel Facchino, diretta ad un suo amico, e in cui vomitava le più nere calunnie contro il Tommaseo, accusandolo d'avere vilmente perseguitato il Leopardi, e impedito per quanto stette in Ini (3 Tommaseo) che le sue canzoni si stampassero. In somma, ne dice tanto male, che colla autorità de1 snoi talenti è giunto a far credere che il Tommaseo sia pochis­sima cosa. E ti so dire che le opere migliori del nostro comune amico, in grazia di quella lingua diabolica, sono qui affatto, ignote. Io fui il primo a parlarne, e a destare in taluno il desiderio di leggerle. Vedi i bei letterati italiani!
A sua volta il Leoni si rivolse al Vieusseux, scrivendogli da Padova il 18 febbraio:
Esitai molto se dovessi spedirvi l'acclusa poesia del Piacentini, e decisi ch'è dovere degli onesti amici svelare talvolta certe turpitudini e per non vivere ignari di ciò che da alcuno o da molti vien pensato e creduto quantunque a torto, e per mettere l'amico in istato, se crede, di scolparsi. Vedrete in quello scritto cosa che onora il cuore di Piacentini, e gli affetti di un uomo autorevole ma inonesto.
Piacentini me lo spedì da Parma son già parecchi giorni.
I versi dell'oscuro imitatore del Giusti, men che mediocri, costituiscono però un interessante documento. Credo quindi utile pubblicarli integralmente.
i) Il sen. prof. Guido Mazzoni cortesemente mi comunica il nome di due verseg­giatori di cognome Piacentini: Antonio e Diego*
a) Epigrafista e letterato padovano (1812-1874). ch'ebbe, fra gli altri, il merit > d'aver riparata nel 1843 la tomba cadente del Petrarca.