Rassegna storica del Risorgimento
1841-1847 ; GERMANIA ; GIORNALISMO
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1938
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Sandro Bortolotti
E che cosa vogliono? Vogliono, come dappertutto in Italia, mia costituzione liberale, e in più una amministrazione laica . t E tenderanno sempre, con ogni sforzo, ad attuare il loro programma, scrive convinta la Voss. Zeit. il 20 aprile 1844.
Gli imprigionamenti continuano dappertutto nello Stato pontificio , scrive lo stesso giornale 1*8 giugno 1844, le carceri sono còsi piene che non si sa più dove mettere i prigionieri politici, ma tali misure non approdano a niente. Anzi ciascuno si accorge * aggiunge testualmente l'articolo, che attraverso un tornile sistema nulla di buono viene fatto, ma al contrario che vien sempre accresciuto il malcontento.
È meglio riformare lo Stato che colpire così crudelmente! E la idea della necessità di riforme si fa sempre più strada. Di qui appare ancora una volta chiara l'importanza dei moti mazziniani, che riuscivano ad obbligare l'opinione pubblica europea ad occuparsi delle cose d'Italia.
L'amministrazione dello Stato pontificio è deficiente, l'esercito indisciplinato, la corruzione generale , notano qua e là i giornali tedeschi. Ma purtroppo, ripete sempre più spesso la stampa germanica, la Santa Sede non vuole saperne di riforme. -Quale 3 risultato di tale politica?
Che anche il popolo , viene a dire il 19 settembre 1845 la Voss. Zeit. aiuterà i rivoltosi nelle loro rivoluzioni, perchè sempre più disaffezionato al Governo .
* La calma regna, in questo momento, nelle Legazioni , scrive nel novembre 1845 la Schles. Zeit. ma è una calma che non deve ingannare nessuno, la lotta deve continuare irresistibile. Perfino la reazionaria Spener. Zeit. deve ammettere nel marzo 1846, che se il malcontento nelle Legazioni continua, la colpa deve ricadere soprattutto sul Governo papale, che nulla fa per acquietare il malcontento della popolazione .
E si critica la brutalità delle truppe mercenarie nei riguardi della popolazione civile, la politica finanziaria, l'ordinamento giudiziario, la corruzione dell'amministrazione; la corrispondenza del 5 giugno 1846, della Voss, Zeit., pone in chiaro e le aspirazioni dei liberali, e le manchevolezze del Governo papale.
Nessuno (nello Stato pontificio), può contare con sicurezza su qualche cosa, dappertutto regna arbitrio e nepotismo, si è abituati alle vie più oblique, chi ha orecchi per adire ne sa tante sulla pessima amministrazione della Santa Sede, da restarne convinto che essa è cattiva, benché amministrata da preti, quando anche non si voglia
amméttere che essa è cattiva* appunto perchè amministrata da preti.
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Ma non soltanto nello Stato pontificio il malcontento si manifestava chiaramente in continui disordini. Un altro Stato d'Italia soffriva dello stesso male, il regno di Napoli. Anche qui, come per lo Stato