Rassegna storica del Risorgimento

IMPERATORI NATALE AGOSTINO ; NAPOLEONE III ; TRABUCCO RAFFAELE
anno <1938>   pagina <532>
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Tancredi Galimberti
All'accusa siede il Procuratore generale Cordeon assistito dal Sosti­tuto Merveilleux-Duvignaux.
I quattro accusati si erano presentati in fama di grandi patriotti italiani. Greco si dà per uno dei Mille, figlio di chi protesse la vita a Gioachino Murat al Pizzo; Trabucco ferito a Maddaloni, e nominato luogotenente sul campo; Imperatori invece è uno dei Mille come Sca­glioni, decorato a Palestro, sbarcato poi a Marsala con Garibaldi, men­tre il Trabucco appartenne alla seconda spedizione Medici. Perciò non era bene informato Fon. Crispi, quando alla Camera disse: a Nessuno dei quattro accusati apparteneva alla leggendaria spedizione; essi sono il rifiuto della società italiana. Viceversa ben definì il Greco come uomo che intrufolavasi nel partito d'azione, perchè standovi trovava più facilmente gli elementi per servire quella misteriosa ed occulta politica alla quale si era dedicato.
Terminata la chiamata dei testi (che sono 12) principia l'interro­gatorio dei prevenuti, ma il Presidente dà subito a vedere che l'accu­sato che si vuol colpire è assente. Ossia è Mazzini.
Greco guizza nelle mani del presidente come una ceriola, egli s'accusa di accordi con Mazzini, ma mette pure avanti le sue relazioni col Principe Murat (il diavolo e la croce) e vorrebbe far credere (lui condannato due volte per reati contro la proprietà) che per la miseria s'è indotto al delitto.
Dichiara che non capisce bene il francese e chiede un interprete confermando di aver convenuto di scrivere a Mazzini se fosse giunto a preparare il colpo.
Ma alla domanda se conosceva la lettera di Mazzini su di lui seque­strata (lettera che il grande italiano nella sua protesta al Times piena­mente smentì di aver scritto)1* dice di sì. Il Presidente la legge, poi
l) La smentita al Times era del tenore seguente:
Londra, 14 gennaio 1864. Signore
Dacché quattro italiani furono carcerati in Parigi incolpati di aver voluto uccidere Luigi Napoleone, accuse d'ogni maniera furono scagliate contro di me dal Governo Francese, e furono ripetute fuori anche dai giornali inglesi.
a Fu sempre mia matusa non rispondere alle accuse dei miei aperti nemici; tanto più poi se le accuse venivano dall'uomo, che, per quanto sta in lui, colla sola forza bru­tale, priva la mia patria di quella unità a cui aspira, e fa che Roma sia la sede del. brigantaggio che tormenta l'Italia Meridionale.
Ma ora, cedendo alle preghiere di cari amici (allude ai suoi amici inglesi), dichiaro : - che io non istigai mai alcuno ad uccidere Luigi Napoleone; che a ni uno diedi mai bombe, archibugi* fevolvers, pugnali per tal une: che non conosco punto Trabucco, Imperatori e Scaglioni; perciò l'adunanza di Lugano, il grado di luogotenente dato ad