Rassegna storica del Risorgimento

IMPERATORI NATALE AGOSTINO ; NAPOLEONE III ; TRABUCCO RAFFAELE
anno <1938>   pagina <539>
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Il processo dei quattro Italiani, ecc. 539
Libero, lo sorprendono i fatti del 1859 e fa nei Cacciatori degli appen-nini sotto il Duca di S. Donato tutta la campagna. L'anno dopo con Garibaldi milita in Sicilia e a Maddaloni vien colpito da una palla borbonica in mezzo al petto conseguendo la nomina di capitano dal generale Nino Bixio.
Indi riprende la sua vita errabonda e a Genova disgraziatamente 8 incontra con Greco, che già meditava il suo attentato, e nel napoletano ardente il cospiratore calabrese credette d'aver trovato l'associato che desiderava.
Si trattennero insieme, dice, su quegli accesi argomenti che sono famigliari a que­sti sciagurati. L* Italia delusa nelle sue speranze, Garibaldi dimenticato, sconosciuto, quasi prigioniero nella sua patria; e finalmente Mazzini quel terribile despota prudtmte; quell'invisibile e misterioso proscritto, il cui nome ha già fatto versare tanto sangue (sic, sic). Egli commuove quell'anima turbata con le terribili idee di patria, d'indi' pendenza, di unità, che da tanti secoli agitavano l'Italia. Era la patria medesima che lo esaltava, che invocava il suo braccio e Trabucco disse: sia!
Cosi senza rendersi ben conto del motivo, per falsa vergogna, per disgusto della vita, per quella incuranza selvaggia che ingenera la miseria, forse (perchè tacerlo?) per farsi pagare il viaggio da frugano a Parigi si lascia associare all'orribile complotto. Però man mano che si avvicinava alla Francia sbollivano i suoi patriottici bollori solo possibili a Lugano nei circoli politici.
Là poteva sognare l'assassinio politico come una di quelle grandiose astrazioni che traversano a volte le fantasie esaltate, ma a Parigi, respirando aria più. pura, una atmosfera più pacifica, vedendo passare davanti a se, calmo, senza diffidenza, senza paura quell'uomo, che in sei mesi fece per VItalia più che PItalia stessa non abbia fatto per sé in tre secoli, il sovrano che fu il suo vero liberatore e la cui vita è più. pre­ziosa ancora all' Italia che a tatto il restante mondo, un lampo di buon senso traversò quell'ottusa, folle intelligenza e si ritirò, volle fuggire.
Qui l'abile difensore infatti, con numerose testimonianze, cerca di provare che soltanto per la paura fattagli dal Greco d'essere ucciso e per la miseria Trabucco non potè scappare a Londra come si proponeva.
Ribatte quindi le accuse del Procuratore Generale che lo dipinse un pericoloso cospiratore, mentre, come dissero i testi, sembrava piut­tosto il domestico détta congiura.
Ma, ai dice ancora, Trabucco in uno scritto sequestrato su di lui, dichiarava che dopo 3 fatto di Aspromonte giurò la morte dell'Imperatore... Ah, signori, il mio oliente e perduto; se voi prendete olla lettera queste furfanterie italiano (sic). Sapete bene ohe questo è il carattere, il linguaggio di codesti napoletani (ilarità): Per pas­sare da eroi da teatro, per declamare una frase pomposa, per arrotondare un periodo sonoro sopra sentimenti enfatici l'ultimo dei lazzaroni giocìterabbe scompensare la sua libertà e la sua vita (aio, sic, sic).
Però a me scrisse: Io, cospiratore? Sono un povero diavolo perseguitato dalla miseria*. j non è altro; e voi Io giudicherete solo per tale.