Rassegna storica del Risorgimento
IMPERATORI NATALE AGOSTINO ; NAPOLEONE III ; TRABUCCO RAFFAELE
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1938
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Il processo dei quattro Italiani, ecc. 543
idee generose s'arresta di fronte al delitto, per la cui repressione non è necessario invocare la severità, ma piuttosto frenare l'indignazione.
Contro simili imprese il coraggio dei soldati di Magenta e di Solferino non può nulla e. la Francia non ha più per sua difesa, giurati, che l'energia delle vostre coscienze e la vostra leale fermezza.
Dopo questo riassunto presidenziale che non fu altro se non ima feroce requisitoria, i giurati si ritirano e dopo tre quarti d'ora rientrano dalla camera di deliberazione con verdetto affermativo per tutti i capi di imputazione; soltanto per Imperatori si nega che abbia partecipato agli atti di preparazione e a Scaglioni vengon concesse le circostanze attenuanti.
H Procuratore generale chiede la condanna alle rispettive pene per tutti quattro i prevenuti. Greco si fa spiegare dal difensore che cosa sia la deportazione. Imperatori non ha osservazioni; Scaglioni domanda l'indulgenza della Corte per suo padre e sua madre e Trabucco fra l'ilarità generale domanda solo che gli sia restituito il suo corno.
La Corte, in piena conformità dell'emesso verdetto condanna Greco e Trabucco alla pena della deportazione (pena perpetua) e Imperatori e Scaglioni ad anni venti di detenzione.
Mazzini, già condannato in contumacia il 9 settembre 1857 nella causa Tibaldi (pure per attentato all'Imperatore) dalla stessa Corte della Senna alla deportazione, venne in separato giudizio contumaciale ritenuto organizzatore del complotto e con sentenza 3 marzo 1864 condannato di nuovo alla deportazione; senonchè né l'una né l'altra sentenza mai gli furono notificate e perciò andarono prescritte.
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Quanto disse il suo difensore sul passato patriottico del ventenne Angelo Scaglioni è la pura verità. Volontario a Palestro nel 15 Fanteria, si trova sul Lombardo con i Mille nel 1860 e poi ad Aspromonte con Garibaldi. Mancò a Bezzeeca e a Mentana, perchè deportato a Cajenna; ma nel 1870, liberato dalla Repubblica, accorse a combattere per la Francia e a Chambery (leggesi nella Camicia Rossa in Francia di Giuseppe Beghelli) fu ucciso dai Cacciatori di Vincenne.
Questi valorosi, questi impetuosi, questi terribili soldati che sfumavano davanti al nemico, questi avevano tonto coraggio da spianare i loro Chassepots e colpire al petto il povero Scaglioni di Pavia, reo di avere castigato un insolente cameriere dell'Albergo dei Principi,