Rassegna storica del Risorgimento

IMPERATORI NATALE AGOSTINO ; NAPOLEONE III ; TRABUCCO RAFFAELE
anno <1938>   pagina <550>
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Tancredi Galimberti
E l'era. Forster, rivolgendosi ai conservatori e ai cattolici irlan­desi, fra gli applausi esclamava: Yoi ingiuriate Mazzini, perchè odiate la libertà italiana di cui egli è il primo campione .
La Camera dei Comuni passò all'ordine del giorno sulle perfide accuse e calunnie; il che. non impedì alle cornacchie imperiali che con­tinuassero nei loro odiosi schiamazzi. Ma non bisogna salire in alto sui campanili se non si vuole esserne molestati.
In Francia, se vi è stato un culto per Garibaldi, mancò per Giuseppe Mazzini. Conosco in elogio di Mazzini pagine della Sand, della Stern, di Victor Hugo, di Quinet, di Michelet e altri, ma non uno studio su di lui come in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in America. L'aveva bensì promesso Romain Rolland, ma non vi attese.
In fondo anche ai liberali francesi un po' ostica è sempre stata la unità d'Italia e ancor di recente ne abbiamo delle prove.
Nientemeno che nella Revue des deux mondes M. Octave Aubry, valente storico contemporaneo, volendo dimostrare come Napoleone III fosse trascinato dai suoi ricordi personali, dalla sua fantasia e dai propri timori a intervenire in Italia, scrive:
Gardien de la sécurité francaise, il fait nàitre sur son liane un nouveau grand Etat qui n*a pina déjà ponr nona de gratitude ni d'amitié.
Poveri eroi che dormite nei cimiteri di Bligny e di Sopir; poveri eroi delle profonde foreste delle Argonne, nel nome sacro di Bruno, di Costante Garibaldi, ricordate voi all'immemore scrittore francese l'aiuto risolutivo del nostro intervento nella recente guerra mondiale e i fasti italiani sull'Àisne e sullo Chemin des Dames rinnovanti quelli di Talant e di Digione.
Io che ho succhiato da bambino l'odio contro Napoleone (dopo Aspromonte e Mentana) io senza richiamarmi né a Tasdle Delord, né al De la Gorce, ma ritornando sulla mia lunga vita vissuta, sento ognor più la riconoscenza che si deve all'uomo di Magenta e Solferino.
Lamartine e la Seconda Repubblica che cosa mai fecero per noi? Si, è verissimo che la nostra Italia libera ed una egli non la voleva; veris­simo pure che gli avvenimenti a Ini presero la mano, e l'onda sopravve­nuta lo portò ben più in là di quanto desiderava, sicché egli, come avvenne a Faust, non trovò più la parola di scongiuro dogli spiriti evocati. *) Ma la fortuna d'Italia contro il suo desiderio nacque dallo stesso abbandono
i) Bisogna inoltre tener conto deli' influenza nefasta dell' Imperatrice, la coi ambizione, la cui passione du ripe e il desiderio de jouer avec les grandi affaire* du