Rassegna storica del Risorgimento
INTERLANDI ENRICO ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LOCASCIO FERDIN
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1938
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Enrico Mauceri
LA RESA DELLA GUARNIGIONE BORBONICA DI SIRACUSA IN UNA LETTERA INEDITA DEL SUO COMANDANTE
FERDINANDO LOCASCIO
La lettera che qui pubblico, da me conservata, è del comandante borbonico della
piazza dì Siracusa, Ferdinando Locaselo, il quale, aderendo con gran parte delle sue
troppe alla causa italiana, non esitò a lasciare la città coi suoi tremila uomini sotto
l'incalzare vittorioso delle camicie rosse il 3 settembre 1860. Tale avvenimento è
narrato ampiamente dagli storici siracusani.
Fu inviata a Palermo ad Enrico Litedandi Landolina appartenente a quella nobile famiglia siracusana che partecipò ai movimenti politici siciliani del tempo.
Eccola nella sua integrità:
Stimatissimo sig. Cavaliere* Per rendere paghi i suoi desideri espressi nella gentile lettera del 24 prossimo scorso, mi premuro dirLe quanto appresso.
1) Ben rammento che il 31 agosto ultimo, epoca in cui mi decideva a soddisfare, la mia non solo, ma la volontà di non pochi della Guarnigione di Siracusa alle mie cure affidata, eh* Ella si presentò a me, dicendo essere il Tenente Colonnello incaricato del Comando della Provincia, e quindi credè utile cosa a me presentarsi per guardare la gerarchia.
2) Ninna trattativa fu fra noi stabilita, né poteva stabilirsi, poiché il tutto venne sancito col signor Governatore Cav. Lonza in presenza dei signori Marchese Bagni, Statella, e Bufardeci che mi favorirono in casa, circa alla installazione della Guardia Nazionale, e di tutt'altro risguardante l'Amministrazione del Municipio, da me sommariamente assunta durante la mia dimora in Siracusa per curare il benessere di una popolazione abbandonata a so stessa,' e nel partire ne fu dato esatto conto al nuovo Governo.
3) Da ultimo altra Autorità non conobbi che il citato sig. Lanza, giusta gli anzi che questi mi esibì direttigli dal Prodittatore, dai quali ebbi luogo a conoscere
1) Fra essi ricordiamo Emmanuele De Benedictis, coltissimo fervido patriota, che nel suo bel volumetto " Siracusa sotto la mala Signoria degli ultimi Borboni (Torino 1861), libro di battaglia scritto in difesa della sua infelice città già iniquamente oppressa e spogliata da Ferdinando II, a p. 176 ha parole punto favorevoli per il Locaselo da lui creduto troppo ligio al Borbone, ma nel quale, ciò nonostante, riconosce rettitudine e buone qualità di solerte amministratore del Comune lasciato allora in abbandono; e il parroco Serafino Privi ter a, limpida figura di dotto sacerdote, sempre sereno, che mai cade in asprezza di giudizio nella sua "Storia di Siracusa,, (Napoli 1879) - voi. II, p. 451 e seg.
La verità è che il Locaselo (tale è il cognome esatto nell'unica voce come si rileva dalla firma della lettera sua che pubblicò, e non Lo Cascio quale è dato generalmente dagli storici), succeduto al buon maresciallo Rodriguez, assai stimato dai Siracusani, volle dapprima attenersi rigorosamente, da buon soldato, fin dal suo primo arrivo a Siracusa in sul finire del giugno 1860, agli ordini ricevuti dal governo, volgendosi alle opere di rafforzamento e di difesa. Poi, sopraffatto dal precipitare degli eventi, dovette uscire dalle titubanze perchè comprese che sarebbe stata follìa il resistere, e commosso anch'agli dal comune entusiasmo nel suo cuore di italiano, credette opportuno capitolare.