Rassegna storica del Risorgimento

INTERLANDI ENRICO ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LOCASCIO FERDIN
anno <1938>   pagina <563>
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LIBRI E PERIODICI
La rivolta di Penne del 1837. I fucilati a Teramo. Celebrazione del centenario (1937) a cura del R. ARCHIVIO DI STATO DI TERAMO; Teramo, Casa Editrice Tipografica teramana, 1937, in 8, pp. 126. L. 10.
Fra le diverse pubblicazioni uscite in occasione del Centenario della rivolta di Penne, questa, curata dal lì. Archivio di Stato di Teramo, e specialmente da Alberto Scarselli, è sicuramente una delle più importanti. Scrìtta unicamente sui docu­menti conservati a Teramo e a Napoli, non ha però nulla delle scheletriche raccolte di fonti. Tutto è fuso in una sobria narrazione che rende piacevole la lettura e quindi più. accessibile il documento.
Si lumeggia prima l'ambiente nel quale la rivolta si svolse e se ne sottolinea l'im­portanza per gli addentellati che i cospiratori abruzzesi avevano con gli altri del Regno delle Due Sicilie. Questo spiega la repressione feroce e spietata contro i ribelli e la punizione che si volle infliggere anche a tutta la cittadinanza, privandola della sede della sotto-intendenza.
Quello che però a noi pare di grande interesse è la ricostruzione, sulle carte pro­cessuali, sui proclami, sugli articoli di giornale delle due figure di reazionari, o meglio di uomini ligi al Governo: il vescovo Ricciardoni e il colonnello Tanfano che si disputarono l'onore, l'uno di avere circoscritto la rivolta, l'altro di averla domata sul nascere, evitando il suo propagarsi ad altri centri, già preparati a sostenerla.
Si viene a parlare poi del processo, il cui incartamento purtroppo andò distrutto* Solo pochi documenti dell'Archivio di Stato di Napoli permettono di ricostruire il suo svolgersi, a porte chiuse, con una rigidezza implacabile, propria di ima Commis­sione militare elevata a Consiglio di Guerra. Tutti gli arrestati si comportarono da buoni e saldi patrioti e fra loro non sorse nessun delatore; non vi fu nessuno che chiese la grazia, fra i condannati a morte. Questa è forse la miglior prova della qualità degli nomini che Penne giustamente onora e che l'Italia ricorda come martiri precursori della sua Unità.
Il volume nell'ultima parte rievoca le onoranze che l'Abruzzo tributò ai fucilati del 21 settembre 1837 e finisce pubblicando i loro atti di morte.
E. M.
KALIST MoRAVfSKi, Gioberti myél i dzialania polityczne, in Travaux historiqites de la società des sciences et des lettres de Vorsovie, voi. XVI, fase. 3; Varsavia, 1936, in 8, pp. 259.
Gioberti, idee e azione politica, è il titolo italiano di questo lavoro. Premettiamo che non sappiamo il polacco e che quindi ci basiamo sul lungo e particolareggiato riassunto che l'A. ha molto opportunamente fatto seguire al testo originale.
Il Morawski studia tutta la personalità del Gioberti, soffermandosi soprattutto sul pensiero filosofico e religioso che lo guidò nella sua concezione politica. Esamina perciò le diverse correnti che su di lui ebbero influenza nella giovinezza finché non abbracciò definitivamente quel cattolicismo riformatore che doveva portarlo alla lotta colla Compagnia di Gesù nella coi azione, insieme agli influssi della filosofia francese, il Gioberti vedeva le cause della rovina spirituale d'Italia.
Col 1833, anno dell'esilio, il Gioberti inizia la parte attiva della sua vita di scrit­tore. Si trova in contatto con nomini di diversi pacai e di diverse dottrine, modifica in parte, specie nel campo politico, le sue idee e da una democrazia filorepubblicana