Rassegna storica del Risorgimento

INTERLANDI ENRICO ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LOCASCIO FERDIN
anno <1938>   pagina <564>
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564 Libri e periodici
passa ad una monarchia costituzionale basata sulla libertà moderata; non sovranità di popolo ma neppure privilegi di casta: la scala deve essere stabilita dal valore intel­lettuale. Ecco quindi la sua idea del risveglio politico d'Italia per mezzo della rinascita della coltura, condizionata all'appoggio della religione, la quale, custodendo il tesoro della vera fede, deve, secondo la formula, l'Ente crea l'Esistente, ridare le fonti di vita e di civiltà al mondo. Di qui la concezione riformista del Gioberti: i Governi devono andare incontro ai giusti desideri dei migliori cittadini. D Morawski parla delle prime opere, di carattere filosofico, che suscitarono aspre polemiche. Nel 1843 esce il Primato. Di questo libro, il Morawski esamina, con acutezza, l'importanza. Venuto alla luce in un momento politicamente opportuno, ha subito grande risonanza in Italia; il Gioberti diventa il capo del partito moderato, malgrado la lotta che gli dichiararono i Gesuiti, contro i quali scriverà i Prolegomeni e il Gesuita moderno.
Qui il Morawski si sofferma a considerare gli avvenimenti del 1848 e l'ascesa di Gioberti al Governo. Questo fatto, che doveva segnare il culmine della sua potenza, marca invece l'inizio del suo declino, in parte per la sua incapacità di realizzatore poli­tico, in parte per 1* incalzare degli avvenimenti che venivano a distruggere le sue teorie. Cosi Gioberti passa all'opposizione e si scaglia ora soprattutto contro i mazziniani e i municipali, per finire la sua vita con una grande opera, Il Rinnovamento, nella quale egli passa in rivista il passato e propone nuove soluzioni al problema italiano. Non pia federazione; ma unità, sotto lo scettro di Casa Savoia, unico stato capace di creare la Nazione italiana.
Il Morawski termina infine il suo studio esaminando l'apporto che il Gioberti portò al pensiero politico italiano del Risorgimento, a Fu troppo spesso teoretico... H lato pratico delle questioni gli sfuggiva sovente... Ma la corrente filosofica e culturale, da bai suscitata, ebbe un'importanza fondamentale. A paragone dei protagonisti della vita politica del Risorgimento... egli li supera tutti di molto nel campo delle teorie politiche, ma resta loro indietro nell'azione pratica >.
E. M.
KÀLIST MORAWSKI, Polacy i sprawa polska te dziejach Italii w latach 1830-1866; in Travaux historiques de la societé des sciences et des lettres de Varsoine, voi. XVIDI, f. 1; Varsavia, 1937, in 8, pp. 228.
In questo studio il Morawski si occupa dei Polacchi e della questione polacca nella storia d'Italia dal 1830 al 1866.
Ricca è la bibliografia che l'A. ha consultato soprattutto per illustrare i rapporti fra i partiti rivoluzionari italiano e polacco, mentre quasi tutto inedito è il mate­riale raccolto in Archivi di Stato e privati a Torino, Firenze, Roma, Napoli, Parigi, Vienna e Varsavia, materiale che gli dà modo di studiare, e questa ci sembra la parte più interessante e nuova del lavoro, quelli che furono i contatti tra i due partiti con­servatori. Il Morawski illumina la figura del principe Witold Gzartoryski, colui che tentò di ottenere l'adesione dei Governi italiani al movimento polacco cercando di dimostrare la giustizia e la legittimità delle sue aspirazioni; illustra le missioni a Roma, a Napoli, a Torino. Pochi risultati pratici riuscì ad ottenere prima del 1848 ed anche dopo alle corti di Roma e di Napoli, dove il timore di inimicarsi la Russia colla questione delia Polonia russa era molto forte. Col Governo piemontese invece durante la prima guerra dell'indipendenza, l'accordo fu completo, poiché i due popoli erano riuniti dall'odio antiaustriaco: perciò generali polacchi non solo combatte­rono nelle nostre file, ma comandarono anche le truppe piemontesi.
Passando al campo rivoluzionario, I*A. studia la figura e l'azione del Mieroslawski in Sicilia: lo giudica spensierato nel suo insensato voler attaccare il nemico, prima di aver conosciuto e solidamente preparate le truppe, con di fronte un esercito orga­nizzato e superiore per forze, come quello borbonico.