Rassegna storica del Risorgimento
INTERLANDI ENRICO ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LOCASCIO FERDIN
anno
<
1938
>
pagina
<
567
>
Libri e periodici 567
ina nel campo propriamente intellettivo e speculativo* ove la critica vaga tuttavia* indeterminata e contradditoria. Come si può. di grazia, respingere la diretta derivazione dal Leasing del concetto dell'Umanità come incarnazione e realizzazione del divino quando lo stesso Mazzini ce ne indica la fonte nel suo scritto ove si compendia il meglio della sua dottrina (volume IV dell'Edizione Nazionale, p. 225 e seguenti)? e come non riconoscere le sicure derivazioni sansimoniane delle aspre rampogne al catolicismo (vedi nel HI volume dell'Edizione Nazionale e Sull'Enciclica a Papa Gregorio XVI) o della congiunzione tra il pensiero e l'azione o dell'idea del Concilio Supremo formato dagli nomini venerandi per dottrina e per virtù o della considerazione della vita nostra come un episodio della vita dell'anima, quando facilmente ne possiamo cogliere gli accenni ben evidenti in molti luoghi delle opere sue? e come si può sostenere che per l'idea del Progresso egli abbia attinto unicamente al nostro Vico mentre schiettamente egli stesso allude ai suoi contatti non solo con Dante ma con Saint Simon e col Guizot e con Cousin, dei quali ultimi due negli anni suoi giovanili attendeva avidamente gli scritti che lo illuminassero su quella teoria che doveva contenere in sé (e son sue parole) la religione dell'avvenire ?
Ma io non ho l'intenzione di ribattere qui, punto per punto, lo studio del Calogero, che troppo spazio dovrei richiedere alla nostra Rivista. Né mi è possibile trattenermi a lungo (che molto avrei da dire) sulla dottrina propriamente politica del Nostro, alla quale l'autore dedica due lunghi capitoli. Mi preme solo di passaggio avvertire che sarebbe stato opportuno non solo accennare, ma mettere in maggiore evidenza, e con più vivo spirito di penetrazione, le coincidenze delle vedute mazziniane con le esigenze italiane odierne e i limiti a cui le coincidenze stesse si arrestano, limiti dovuti, io penso, quasi essenzialmente alla mancanza in lui di una conoscenza salda p precisa della realtà effettiva in cui volle inserire la sua grandiosa opera patriottica e civile. Quanto all'idee economiche non trovo nessun accenno particolare ai contatti tra il Mazzini e il Lassane, che alcuni scrittori credono siano stati molto intimi, e tra gli altri il Grifuth (che il Calogero non cita neanco una sol volta nel suo volume !), segnatamente per quanto si attiene all'Associazione degli operai. E poiché il Calogero discorre a lungo della lotta acerba sostenuta dal Mazzini contro Marx ed Engels, perchè non informare anche i lettori dei loro attacchi violenti e volgari e dei malvagi artifici tentati per eliminare, o almeno ridurre, l'influenza in Europa della predicazione dell' Esule, notizie che il Calogero avrebbe facilmente ricavate dall'epistolario del Marx uscito poco prima dell'inizio della guerra mondiale, e al quale il Luzio nella Lettura del gennaio 1915 dedicò un pregevole studio ?
Per contro abbastanza persuasiva è la parte che riguarda la dottrina estetica mazziniana, della quale il Calogero cerca di scoprire, con discreto avvedimento, oltre alle ragioni contingenti del periodo storico in cui si produsse, anche il lato sostanziale e permanente di verità e di giustezza. Ma anche qui non tutto mi pare accettabile: cosi, non direi che il Mazzini è un romantico, ma solo momentaneamente e parzialmente romantico ; perchè se al romanticismo egli si oppone sul terreno storico e polemico, ad esso in verità si collega idealmente più che non si creda. Né convengo col Calogero del tutto che il Mazzini avrebbe lasciato nella critica tracce più. vaste e durature se non fosse stato fuorviato dalle lotte civili. Come in filosofia, cosi gli mancò nella disamina delle opere letterarie la potenza ricostruttiva che ebbero altri grandi critici italiani e stranieri; e gli mancò, soprattutto-! la libertà del giudizio, troppo egli subordinando ogni suo apprezzamento all'ideologia della grande arte universale e popolare. Maggior sodezza o concretezza senza dubbio avrebbe dato il Calogero anche a questa parte della sua trattazione se invece di affidarsi quasi esclusiva* mente al Momigliano e al Rieifari, quest'ultima troppo ampolloso e apologetico, si fosse servito di altre guide più sicure, come il Borgesc, per esempio, che nella sua Storia delle critica romantica scrisse sull'estetica del Mazzini alcune pagine chiare e significa rive.