Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <592>
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Achille Noma
Tuttavia noi possiamo perfettamente comprendere come, appunto per la gravità della situazione rifiutarsi alla volontà del Santo Padre fosse non solo doloroso, ma quasi colpevole , anche se il nuovo Ministero avesse dovuto reggere lo Stato soltanto sino alla convocazione del Parlamento.
Certamente doveva essere in lui la nobile ambizione di poter utilmente servire il Sovrano e il paese; ma a me sem­bra che il motivo prevalente neU'indurlo ad accettare fosse proprio il sentimento di sincera devozione a Pio IX.
Questo sentimento, custodito nel fondo dell'animo, e apertamente professato, influirà notevolmente sulla condotta politica dello statista bolognese anche dopo il 29 aprile, anche nel '49 sino al '57; solo allora egli dovrà, suo mal- -grado, persuadersi dell'impossibilità di ripacificare Pio IX col sentimento e con le aspirazioni degli Italiani. Devozione che gli sarà poi anche per ciò aspramente rimproverata dagli* avversari, ma che in realtà tornava ad onore di chi ne dava prova in modo sì schietto e con sacrifìcio di sé. Non era soltanto il Pio IX pel '47 e dei primi mesi del '48 che il Min ghetti amava, dividendo gli entusiasmi di tutto un popolo (al contrario, talune debolezze ed errori di lui non gli sfuggivano), ma il capo della religione nella quale egli cre­deva, e insieme il principe che ogni buon cittadino deve cercar di servire.
Anche nei Ricordi egli ne parlerà con rispetto, e quasi con una punta di rimpianto, e il suo giudizio, a tanta distanza di anni e di eventi, sarà più benevolo e temperato di quello di alcuni storici riputati.1}
Pio IX, pur fra le esitanze della sua politica, impersonava tutti gli ideali cari agli Italiani, quelli pei quali anche il Mai-ghetti aveva creduto e operato sino a quel momento: si, certo
i) Gfr. Su ciò: G. MAIOU, M. Nt inghetti e la Costituzione Romana (1848-49), in, Bollettino del Comune di Bologna, anno XI, 8 agosto 1925, pp. 515 e segg.