Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1938>   pagina <602>
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Achille Norsa
giunse che i plichi eTano già stati aperti: con fermo contegno e parole severe, senza che alcuno osasse opporsi, egli impedì che quello sconcio avesse seguito, e il corriere potè tosto partire.
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AL CAMPO CON CARLO ALBERTO. - Lasciato il potere la sera del 2 maggio, il Minghetti partiva il mattino seguente per l'Alta Italia, diretto al campo di Carlo Alberto, il solo principe che avesse sinceramente abbracciato la causa italiana e che della guerra sosteneva il maggior peso. Finalmente poteva respirare:
Oh! quanto più bello di quello che arrotarsi nella politica fra gli stolti ed i perversi, in mezzo al vecchio prelatume di Roma e ai novelli tribuni della plebe; meglio mille volte il fuoco del cannone nemico che la calunnia, i dispetti e il senso dell' impotenza a mutare uno Stato già da secoli corrotto.1)
Ma non soltanto per questo la decisione presa dal Min-ghetti era coraggiosa e lungimirante: proprio allora s'andava affermando in Roma, in Bologna e in altri centri una forte cor­rente democratica che sotto l'ispirazione di Mazzini avrebbe voluto dare una soluzione ben diversa al problema italiano diffidando di Carlo Alberto e dei suoi propositi; la polemica dei partiti diveniva sempre più violenta; qua e là anche i ceti inferiori si agitavano, e il Minghetti fu tra i primi della sua città a comprendere donde potesse venire l'azione più efficace ai fini del Risorgimento. Quell'atto, perciò, doveva avere una importanza decisiva per il suo avvenire.
Da Firenze, dove il Granduca aveva voluto avere da lui notizie degli ultimi avvenimenti di Roma, scriveva il 5 al Pasolini:
Forse la mia partenza sarà stata giudicata una fuga, un tradimento, ma il tempo farà giustizia. *)
J) Cfr. M. MINGHETTI, Ricordi, voi. I, p. 384.
2) Cfr. PASOLINI, OD. t., p. 108 e Carteggio cit., voi. I, p. 18.