Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
<
1938
>
pagina
<
612
>
612
Achille Norsa
L'Austria si era certo rafforzata politicamente: col riacquisto della Lombardia, coi suoi presidi nello Stato Pontificio e nei ducati, dominava quasi tutta la penisola, deli-sdando i sudditi coi suoi famigerati metodi di Governo a base di fustigazioni e di confische. Unico baluardo d'italianità e di libertà, restava il piccolo Piemonte, divenuto naturale rifugio dei patrioti esuli.
Qui il coraggio e la lealtà di Vittorio Emanuele finiranno per vincere tutte le diffidenze e le opposizioni; qui si renderà possibile quella revisione di programmi e quella trasformazione di partiti che, già preannunziata dal Gioberti nel Rinnovamento, il suo nobile testamento politico, darà origine al nuovo partito liberalemonarchico unitario chiamato a si alti destini dal condottiero che sovrasta su tutto e su tutti: Camillo Cavour.
Anche la lenta e difficile opera di penetrazione degli strati inferiori della nazione, rimasti quasi totalmente assenti nel 1848-49, incomincia ora con una propaganda più intelligente ed attiva ad opera dei patrioti, usciti in massima parte dalle classi colte.
Furono dunque preziosi per l'Italia quei 10 anni di operoso raccoglimento, di silenziosa, ma feconda preparazione, e preziosi furono anche pel nostro Minghetti.
Egli, costretto a ritirarsi dalla politica militante, ritorna all'agricoltura e agli studi prediletti; medita sui casi passati e sui presenti problemi nazionali; nuovi e frequenti viaggi all'estero accrescono il suo interessamento per alcune questioni d'ordine politico e sociale, di fronte a cui meglio si precisa l'atteggiamento del suo spirito. Ond'egli, quando gli eventi lo chiameranno, potrà riprendere la politica attiva con ingegno più affinato, con più maturo giudizio, con più chiara visione dei fini, verso i quali dirigere la propria ed altrui azione.
La reazione intanto infieriva anche nei domini pontifici: Io stato d'assedio durava in permanenza, la ferocia poliziesca