Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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617
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La giovinezza e le prime esperienze politiche ecc. 617
sovente, gli studi non cessavano di essere la sua occupazione preferita:
... provo un ardore, un'alacrità negli studi, dichiarava al Pasolini, quale da molti anni non avevo più sentito. Ciò mi fa dimenticare talora o mi conforta dello spettacolo che ci sta intorno, la cui oscurità e tristezza par che s'accresca ogni giorno...
E aggiungeva:
La vita speculativa ha grandi attrattive per sé medesima: e poi è scevra di tutte quelle amarezze che accompagnano il nostro operare nella società degli uomini, e specialmente in questi tempi disastrosi. *)
Ritornava alla letteratura e alla filosofia; a trentacinque anni riprendeva lo studio del greco, leggendo Sofocle, Pindaro e Demostene. Ma per rendersi ragione dell'attività svolta dal Minghetti, in questo periodo e in questo campo, dobbiamo ricercarne gli impulsi più profondi così nelle inclinazioni naturali di lui, già manifestate chiaramente negli scritti giovanili, come nell'ambiente culturale del tempo e nelle sue esigenze ed aspirazioni.
Nell'arduo lavoro a contatto con la realtà d'ogni giorno, il pensiero italiano, forse stanco per lo sforzo, sembrava tuttavia perdere della prodigiosa potenza creatrice, di cui aveva dato prova poco innanzi e discendere alquanto dalle sublimi altezze toccate nel primo slancio. Gioberti e Mazzini, Manzoni e Leopardi, o erano morti o s'eran tratti in disparte, pur rimanendo senza emuli degni.
All'entusiasmo ed all'impazienza delle generose ribellioni, subentravano la disciplina e il senso della realtà; agli odi di parte, una certa temperanza. Scemavano di numero i pensatori e aumentavano gli scrittori politici; al decadere delle lettere faceva riscontro il progredire delle scienze. La filosofia stessa dicevasi da alcuni, scientifica e positiva; si
I) Cfr. la lettera da Bologna 9 settembre 1851 in Carteggio ci*., Voi. I, p. 201.