Rassegna storica del Risorgimento
MINGHETTI MARCO
anno
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1938
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pagina
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620
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620
Ackille Norsa
di frammentarietà e di facile passaggio da una ad altra provincia del sapere, mentre tutti attestano un costante vivissimo interesse per tutto quel che concerne il destino delle umane società.
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DALLA STORIA ALLA FILOSOFIA DELLA STORIA. - Ho detto che il Min ghetti si occupò anche di storia e, se gli avvenimenti italiani si fossero svolti in altro modo, non sembri ardita l'ipotesi, forse noi avremmo avuto dalla mente dello statista bolognese un'opera storica di notevole importanza, che egli non giunse a darci. Fu appunto durante l'estate del '49, nell'amarezza e nella sfiducia di quel momento tragico, che il Minghetti concepì l'idea di rinarrare agli Italiani le vicende attraverso le quali essi avevan perduto la loro indipendenza nel breve spazio che corre dalla morte di Lorenzo il Magnifico (1492) alla caduta della libertà fiorentina (1530).
Il fine politico appare evidentissimo, tanto più se si considera che nell'intenzione dell'autore, il libro avrebbe dovuto essere, più che di storia, di riflessioni sulla storia.1J
Esso avrebbe dovuto trattare di politica, di condizioni morali e religiose, d'arte, di letteratura e di costumi: molto probabilmente v'avrebbe dominato la figura del freddo Cesare fiammingo che il Minghetti dipinse come l'uomo più nefasto alla libertà italiana; come colui che, introducendo il sistema mercantile, soffocò tante vigorose energie; ne gli perdonò d'aver regnato dispoticamente sul più vasto impero che mai avesse visto il sole.
Postosi all'opera, il Minghetti vi lavorò ad intervalli per ben dieci anni, raccogliendo grande copia di materiale, utilizzato poi per altri scritti; ma, sia per le difficoltà dell'impresa, sia per esserne stato distolto dalle circostanze,
i) Cfir. la lettera al Mamiani del 1851 già cit. in Ricordi, voi. Ili, p. 10.