Rassegna storica del Risorgimento
UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno
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1938
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pagina
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639
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Lettere di Camillo e Filippo Vgoni al Sismondi 639
non. sarà occupata fuori d'Italia, provocando ogni intempestiva cospirazione sospetti, vigori e vessazioni, diretti ad annientare le risorse future della patria e ad allontanarne la libertà. Infine, pur condannando il Governo francese per le note dichiarazioni del ministro Perier, reputa indispensabile e necessaria un'alleanza con la Francia, anche se in un primo tempo non possono ottenere, i proscritti, quello che desiderano e sperano.
Tuttavia, gli esali amici del Sismondi, tra cui Filippo tigoni, l'Arrivabene e FOrtalli, già membro del Governo provvisorio di Parma, pur deplorando il passo sconsiderato che aveva fatalmente allontanato le loro speranze, già molto rinverdite dopo gli avvenimenti di Spagna (lett. 6), giudicarono fatale quell'atteggiamento e quel gettarsi allo sbaraglio nell'azione purché fosse.
Pare pazzia scriveva l'Arrivabene a Camillo Tigoni ciò che gli italiani fanno; ma io credo fermanente che aia fatale, sia provvidenziale che così facciano, che si gittino ciechi, senza possibilità di buon esito, in un'azione qualunque e che ciò sia la prima pietra, la base dell'edificio di nazionalità, di libertà, che sorgerà poscia maestoso quando che sia. *)
E Filippo Tigoni, scrivendo al Sismondi per incitarlo con la sua parola e con la sua opera a rivolgersi al duca de Broglie e agli altri uomini politici di Francia, desiderosi del bene, ma troppo deboli per volerlo, onde appunto ispirare loro quel coraggio di cui son privi, e spingere quel re a farsi liberatore d'Italia, sdegnato contro V ultra e il giusto mezzo, affermato da Pellegrino Rossi nel Federai di Ginevra, che era il sistema di chi non sa far nulla, di chi non vuol far nulla, e da cui ne consegue la putredine, affermava che in quell'epoca di arroganti mediocrità e nullità, in quell'epoca di prosaicismo e senza ispirazione, in Italia vi era in fondo della generosità , confermata dagli stessi sciagurati eventi della Savoia. Per cui, qualora la Francia volesse esercitare un'influenza su di essa, l'Italia in poco tempo ingigantirebbe, e sarebbe in grado di rovesciare tuttii ponderosi gioghi che la opprimevano (lett. 7).
Per questo l'Ugoni non era rimasto del tutto persuaso di quanto aveva esposto il Sismondi nei Consigli ai rifugiati, incredulo che fosse nell'interesse dei principi di adottare dei provvedimenti liberali, e di staccarsi dalla protezione dell'Austria per mettersi sotto quella della Francia, in quanto ciò sarebbe valso a rendere Ubero e forte, e quindi unito, il popolo italiano a loro stesso danno. Né, d'altra parte, gli
i) DA COMO IL, op. cit.-, p. 36.