Rassegna storica del Risorgimento

UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno <1938>   pagina <641>
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Lettere di Camillo e Filippo Ugoni al Sismondi 641
Senza dite la minima ingiuria u quel povero uomo di Dal Pozzo prosegue senza mostrare di conoscerlo nemmeno personalmente, ci si potrebbe giovare della curiosità che l'opuscolo suo ha eccitato per dir molte verità agli Italiani. Che ne dice Ella? Più, io rifletto su questa cosa e più panni che noi liberali italiani non dobbiamo lasciar passare senza risposta quelle bestemmie di un nostro compagno d'esilio, perchè altrimenti si potrebbe forse credere che tali noi di noi le approvassero (lett. 10).
Intanto, sfiduciati per l'atteggiamento del re Luigi Filippo, che manteneva la corona non pel diritto divino, ma solo per quello dei cannoni (lett. 9), Filippo Ugoni e i suoi amici di esilio cominciarono a nutrire qualche illusoria speranza nel giovane re di Napoli, Ferdi­nando II, il quale, agli inizi del suo regno, aveva manifestato delle buone intenzioni da sembrare a Carlo Alberto che avesse effettiva­mente accettato di capitanare l'impresa italiana. Per cui, nonostante che tutti in quel momento fossero entusiasti dei principi con tanto talento seminati nelle Paroles d'un Croyant del Lamennais, che avendo abbandonato la Chiesa, era passato nella democrazia più avanzata, sarebbero stati
tuttavia disposti a contentarsi d'una costituzione monarchica, e per ora limitata anche ad una sola parte d1 Italia, dove non temessero d'essere ingannati, come tante volte lo furono, da un re. Se quel principe prosegue l'Ugoni per sapere quali vera­mente fossero i propositi di Ferdinando II avesse proprio buone intenzioni noi lo sosteremmo in due maniere, l'nna tentando di consigliargli l'affezione di tutti gli italiani, l'altra non impedendogli di fare il bene col proclamare principi ch'ei non potesse adottare, e col non fare tentativi che potessero venire imputati a lui. Quando dico noi non intendo di comprendere in questo pronome tutti gl'italiani ma bensì molti che la pensano come me (lett. 10).
Questo risorgere, dopo tante delusioni, dell'idea di una monarchia temperata dinanzi alla possibilità intraveduta della liberazione d'Italia o di una parte di essa, aveva già trovato riscontro nella lettera del Sismondi al Mazzini, in data 5 novembre 1832, nella quale lo storico ginevrino, entrando nel vivo della questione italiana, aveva affermato di essere d'accordo con lui nei principi, e che repubblicano per tutti i paesi e soprattutto per l'Italia, si sarebbe adattato anche alla monarchia se un re di Piemonte o di Napoli, per esempio, avesse dato a questo prezzo un nucleo d'esercitò o d'arsenali.
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Negli anni dell'esilio, trascorsi nella più affettuosa intimità con Sismondi e in continua corrispondenza con lui, mentre Camillo si occu­pava prevalentemente di studi letterari, il fratello Filippo prendeva
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