Rassegna storica del Risorgimento

UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno <1938>   pagina <644>
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644 Giuseppe Calamari
perciò Intimi del Sisraondi, completamente d'accordo, in quanto diversi, e tra questi Filippo Ciani, avevano notato che quell'articolo instava troppo contro la democrazia pura, mentre non era precisamente questo che s'invocava dai partigiani del voto imiversale, mentre essi chiedevano soltanto la concorrenza di tutti, non per far le leggi ma ad eleggere i legislatori.
Filippo Tigoni, inoltre, nel fare questo rilievo aveva notato che il Sismondi era forse caduto in ima evidente contradizione tra quanto aveva affermato nell'articolo sul voto universale e quello che aveva scritto neWHistoire de la renaissance et de la liberta èn Italie (Parigi, 1832). Difatti lo storico, mentre in questa opera, dopo avere espresso il concetto di una federazioneunità, aveva affermato che l'Italia, se era incatenata e grondava sangue, conosceva ancora le forze sue e i futuri suoi destini; e che se era insultata da coloro ai quali aveva dischiuso la carriera di tutti i progressi, sentiva che era fatta per rigua­dagnare su di loro il passo, e che infine l'Europa non avrebbe avuto posa se non quando il popolo, che nel medioevo aveva acceso la fiaccola dell'incivilimento insieme a quella della libertà, non avesse goduto anch'esso della luce che l'ha irradiata, nell'articolo era venuto ad affer­mare che la maggioranza di questo popolo non era per noi, e che quindi nessuna importanza avrebbero potuto esercitare le masse inerti per impedire la pace europea.
Io proprio credo prosegue I*Ugoni che il desiderio d'indipendenza, e di non formare più ebe una sola nazione, sia oggimai generale in Italia: ma dico il desi­derio, non per anco la volontà. La maggioranza noi l'abbiamo avuta in quasi tutti i nostri tentativi di rivoluzione; né è stata colpa del popolo se non ci siamo battoli contro il forestiero (lett. 12).
Intanto il fratello Camillo a St. LeuTaverny, confortato dell'ami­cizia e della compagnia di Bianca Milesi e in frequente corrispondenza epistolare col Sismondi, continuava ad occuparsi dei suoi studi letterari, l'ultimo dei quali pubblicato in esilio fu la Vita e scritti di Giuseppe Pecchie- (Parigi, Baudry, 1836), nella cui morte, avvenuta a Londra nel 1835, remigrazione italiana aveva perduto uno de' suoi ornamenti (lett. 9).
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Bianca Milesi, legata al Sismondi da viva e profonda amicizia come Eulalie Saint-Aulaire, fuggita insieme con Fulvia Verri, vedova del principe Pietrasanta e passata poi in seconde nozze col maggiore