Rassegna storica del Risorgimento

UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno <1938>   pagina <664>
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664 Giuseppe Calamari
stato e che continuerà Bonza dubbio ad essere di grandissima utilità alla putria nostra, ed a me sarebbe stato Impossibile di rifiatargli per quanto è in me il favore ch'egli mi chiedeva. Oh quante volte abbiamo in questi ultimi mesi, il sig. Ortalli ed io, deplo­rato il passo sconsiderato che alcuni nostri compatrioti, animati d'altronde da puris­sime intenzioni, erano per muovere, ed hanno poi tanto fatalmente mosso! Quel passo fallito ha allontanato fatalmente le nostre speranze, che erano di molto rinverdite dopo gli avvenimenti di Spagna. Disperando nella nostra risurrezione pel momento l'amico mio Ortalli conta di andare a passare gli anni che ci resteranno in esilio in Inghilterra, ove vorrebbe impiegarsi sia nel commercio sia facendo fruttare i talenti suoi letterari. Se Ella o la gentilissima Madame Sismondi potessero fornire il sig. Ortalli di qualche commendatizia per quella nazione sarebbero certi di trovare in lui un uomo che non ne abuserebbe menomamente, ed io conterei anche questo fra uno dei più grandi favori da essi ricevuti. Perdoni, carissimo sig. Sismondi, tanta importunità, ma io amo Ortalli come un altro mio fratello. A proposito di fratello le devo dire che Camillo non mi scrive mai lettera in cui non mi parli dei Signori Sismondi, e nell'ultima sua mi chiedeva le nuove della salute di Madama, nuove che desidero anch'io ardentemente. Fui, come già le scrissi, nel desiderio di venire io stesso a Ginevra, ma oggimai non so se un ita li ano possa essere più benveduto costì! Grandi errori noi, come sempre gli esuli di cia­scun paese, abbiamo commesso durante i lunghissimi anni della proscrizione nostra; nullameno panni che quegli errori possano ottenere perdono presso i saggi e i generosi; un errore imperdonabile è quello di Dal Pozzo; la prego di aver la compiacenza di leg­gere quanto mi scrive sul conto di questo uomo Pecchie, il quale brama che sia a lèi nota la vile condotta di quell'uomo.
Non mi resta più. che a pregarla di continuarmi la benevolenza sua, e di gradire per sé e per la di lei Signora i sentimenti della più affettuosa gratitudine che non cesseranno mai di farsi sentire vivissimi in me.
Il di Lei afi'.mo Obbl.mo Servo
A Monsieur Filippo Ugoni.
Monsieur De Sismondi
aux soins de Mr. Ortalli Genève.
vn.
Zurigo, 8 Marzo 1834. Carissimo Signore,
De' ringraziamenti per le nuove dimostrazioni di benevolenze ch'ella mi ha dato non gliene faccio perchè ella aa già quanto io le sia grato e perchè mi pere quasi naturale in lei l'interessarsi in prò* degl'Italiani. Nelle ultime righe della grata,: sua letterav*'è: il germe d'una grande opera ch'io spero ch'ella stia meditando: intendiamoci, ella dice sur les vrais principe*, sur une lilterté. une constitution qui puissent Sire viables. Egli sarà ben difficile che riusciamo ad intenderci in questa opera di egoismo e freddo calcolo in cui il sentimento sembra che non si voglia ascoltar pio, almeno in Francia, dove e ultra, e giusto-mezzo, e liberali sembra che non abbiano abbracciato questi principi se non per privato interesse' in questa epoca di arroganti mediocrità e nullità. In que­st'epoca prosaicissima siamo riusciti, mipare, a scotere il giogo della riverenza troppo grande che tributavamo una volta agli uomini elevati sul comune, ma siamo andati troppo oltre e rinnegando l'taf allibili tà di ehi si sia, ogni individuo ha preteso che tutti gli altri s'informassero al volere proprio, e di qui l'anarchia dell'idee in cui siamo caduti. In questa epoca non v'è ispirazione e quindi non credo possibile che ci possiamo