Rassegna storica del Risorgimento

UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno <1938>   pagina <665>
immagine non disponibile

Lettere di Camillo e Filippo Vgoni al Sismondi 665
intendere d'un modo caritatevole Onde porre hiai d'un governo il quale abbia a ren* derci tutti il più ch'è possibile felici. In Italia v'è della generosità, e gli stessi sciagurati eventi della Savoia lo hanno provato, Rosales ha speso per quella spedizione più di cento mila franchi, molti altri quali venti, quali dieci; in Italia v'è anche delia defe­renza per chi ha un nome; ma in Italia non vi sono forze né abbastanza istruzione ed anche quelli che hanno un nome non hanno meriti adeguati per mettersi alla testa d un nuovo ardire di cose: la povera Italia non sarà mai nulla fino a che la Francia non vorrà esercitare un'influenza su di essa; allora l'Italia ingigantirà credo in pochi anni ma solo allora, giacché per fare da noi soli, per rovesciare tanti ponderosi gioghi che ci opprimono ci manca la confidenza in noi stessi. L'Inghilterra è isola, è terra di mercanti che si rallegreranno del nostro risorgimento onde poterci vendere un più gran numero de' prodotti delle loro manifatture ma non ci stenderà da prima la mano per sollevarci: in quella terra vi sono i più nobili caratteri, il suo governo però non agirà mai che dietro un freddo calcolo. La Germania è un paese ove la politica non è menomamente capita, e la storia d'Italia di Leo, che leggo in questo momento, m'è di ciò una nuova prova. In Germania vi sono dei profondissimi stravaganti pensatori, alcuni giovinotti pronti all'azione, ma l'azione in quel paese è buttare in mezzo olla nebbia, il popolo, le truppe continuano ad essere cecamente sommerse né v'é da sperare nulla di là. In quanto alla Spagna io non posso sperare che una nazione per tonto tempo in braccio ai frati possa ad un tratto mettersi alla testa dell'incivilimento: è una nobile nazione la Spagna, tut­tavia non ha mostrato la sua nobiltà a' nostri giorni se non quando ha avuto per sten" dardo la croce, siccome i Lazzaroni di Napoli si batterono per S. Gennaro. Questi pensieri già ovyii, eh' io butto troppo frettolosamente e temerariamente sulla carta scrivendo ad un uomo tanto insigne quanto è Lei, non sono certo atti ad incoraggiare chi si sia a mettere la mano ad un'opera che possa servire di pietra triangolare olla risurrezione dell'umanità; nullameno io credo che a Lei, sig. Sismondi, sia dato il supe­rare tante difficoltà, e quando la sua opera non dovesse giovare immediatamente sarà in seguito la calamita che cementerà gli uomini di buona volontà. Io vorrei ch'Ella scrivesse un'opera e la dirigesse a Broglio e agli altri uomini di Francia desiderosi del bene, ma troppo deboli per volerlo, onde appunto ispirare loro quel coraggio di cui son privi; vorrei che la di lei opera fosse per quei personaggi lo scudo di Rinaldo e li for­zasse o a cambiare di sistema o almeno a rinunciare ad un posto in cui rimanendo essi, riputati onesti uomini e d'ingegno, a noi spettatori si confondono le idee e cadiamo nel più terribile scetticismo. Broglio mi sembra l'uomo che potrebbe far cambiare la faccia alle cose europee ove fosse capace di tenere, mentre ch'egli è ministro, un lin­guaggio franco al re, o di mettersi olla testa dell'opposizione ove il re non volesse ascoltare i suoi consigli: che Broglio segua i suggerimenti dati a lui da Bigner e l'inci­vilimento europeo sarà salvo, altrimenti riusciranno a trionfare le società segrete, la Francia cadrà nell'anarchia e gli alleati se ne impadroniranno di nuovo. E impossibile che Luigi Filippo sia di buona fedo quando si scusa del suo quasi dispotismo prote­stando le fazioni; egli sa meglio d'un altro, che l'Europa gli perdonerebbe presto tutto l'egoismo da lui mostrato fin qui ove se ne pentisse e un raggio divino lo infiammasse d'amore per l'umanità; l'Italia certamente gli sarebbe tutta divota ove egli volesse mostrarsi il suo liberatore; io l'ho imparata un po' a conoscere l'Italia o sono certo di non andare errato in quanto affermo. O se ella, sig. Sismondi, non ha tempo di scrivere quest'opera, dovrebbe almeno scrivere un articolo per la nuova Rivista italiana che si pubblicherà tra non molto a Parigi sotto la direzione del prof. Orioli. La nostra rivi-, sta non conterrà articoli violenti e declamatori ma ragionati, tranquilli e scientifici.
il