Rassegna storica del Risorgimento

UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
anno <1938>   pagina <668>
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668 Giuseppe Calamari
Per poi mostrarle ch'io non intendo con ciò di farle la corte voglio dirle, eh*io non la penso come lei sul fatto degl'Inglesi; io credo questi il primo popolo dell'Europa per l'energia, l'attività, la costanza, il nobile orgoglio, l'ingegno, anzi il genio, e il giu­dizio loro. Confesso che la religione è in Inghilterra una mera ipocrisia, un mestiere, almeno per parte del clero; che il protestantesimo è ivi tuttora nel fango e si risente della sua laida origine, uè ha per iacopo l'amore, il bene dell'umanità intera, non la carità evangelica; che lo spirito d'aristocrazia è ivi intollerante e intollerabile per noi continentali; ma ad ogni modo l'Inghilterra è la prima nazione; né credo che i conta­dini, eccettuati gì* Irlandesi, per quanto sicno infelici, lo sieno più d'una gran parte di quelli di Francia e d'Italia: ohi s'ella vedesse i contadini nostri della parte bassa del bresciano, del cremonese, del mantovano, del ferrarese, se li vedesse, se parlasse con loro, credo ch'ella diverrebbe ancor più; nemico del despotismo d'Italia e un po' meno dell'aristocrazia inglese: se in queste parti d'Italia e certo in alcune del Piemonte, nel Canavese specialmente, di Napoli e Sicilia cessassimo di godere del nostro clima, i nostri contadini, restando le altre cose uguali, morirebbero: che dire poi dei contadini bruti di Polonia, d'Ungheria, ecc. ecc.l I contadini meno infelici di tutti sono quelli di Toscana e questi di Svizzera; quelli per la ricca terra, l'ottimo clima e un governo fin qui paterno; questi per la libertà; se gli Svizzeri emigrano egli è perchè hanno piena libertà di farlo, e alcune più estese idee dei nostri. Egli è vero che noi non abbiamo sovrabbondanza di popolazione, ma penuriamo di capitali e d'industria: una volta che fosse da noi stabilita la libertà politica e quindi quella del commercio, l'indu­stria, l'istruzione, io non dubito che la bassa classe da noi diverrebbe più felice dell'inglese, ma oggi non è così.
Io non so dirle, caro signore, in qual grado consuoni con lei nel santo sdegno ch'ella mi esprime contro quel re illegittimo, che mantiene la corona non pel diritto divino ma solo per quello de' cannoni; io sono da un pezzo e specialmente dopo la sciagurata spedizione di Savoia, nel più grande abbattimento; mi irrita l'estrema sciocchezza di quella legione italiana, mi duole il grande male che ha fatto a Ginevra non che a tutta la Svizzera, e più di tutto all'Italia; mi muove a grande compassione la grande mendicità in cai sono ridotti moltissimi individui, alcuni de' quali pregevoli; ho proprio bisogno di conforto, e s'ella volesse indicarmi ove abbia fissato di andare a prendere i bagni, tro­verei certamente questo conforto rendendomi vicino a lei e alla degnissima Madama Sismondi alla quale vorrei ch'ella dicesse mule cose cortesi da parte mia. Oltre la molta stima ch'io nutro per essi due, mi permetta di dirle, che li amo come se fossero miei parenti. Ortalli mi ha scritto le moltissime gentilezze ch'egli pure ha ricevute da essi. Egli è tuttavia a Berna, e dall'ultima lettera ch'egli mi scrisse, due settimane fa, seppi che non aveva per anco ottenuto nessun passaporto dal sig. Rosvigny.
A quest'ora ella avrà ricevuta la memoria d'Arri vali en e sui contadini della comune di Gasback, che mi sono preso la libertà d'inviarle per la posta. Spero ch'ella non l'avrà trovata indegna della sua attenzione. Se invece della piccola comune di Gasback, l'autore ci avesse dato con ugual metodo la statistica d'una grande comune credo che ciò avrebbe potuto essere d'un grande vantaggio.
Mi conservi, caro signore, la di Lei benevolenza, ed è inutile che da parte mia io Le ripeta che le Barò sempre affezionato:.
Il di Lei obbliga tissimo A Monsicur Filippo Tigoni.
Mr. de Sismondi Genève.