Rassegna storica del Risorgimento
UGONI CAMILLO ; UGONI FILIPPO ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD
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1938
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676
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676
Giuseppe Calamari
degl'interessi municipali di Ginevra: ni la Svizzera credo io potrà mai avere un buon giornale fino a che non divenga ossa stessa una nazione.
La prego di molti complimenti a M> Sirtis e di darmi le di Lei nuove appena sarà giunta: faccia anche grazia di chiederle l'indirizzo di Miss Smith, alla quale avrei dovuto scriverle 18 mesi fa. Tanto cose anche a Mad* Si smondi ed altrettante a Lei, mio carissimo Signore, del quale io mi professerò sempre
AlT.TUO Obbl.mo suo Servo ed Amico Filippo Ugoni. A Monsienr Ut. J. C. L. Simond de Sismond
Genève.
XV.
Zurigo, 26 Novembre 1834. Pregiat.mo Signore,
Ella mi ha chiusa la bocca in quanto alle note all'istoria delle Repubbliche. Io quindi ho scrìtto al Grillenzoni, che s'egli crede di scorgere qualche leggera differenza nelle di lei opinioni espresse in quella storia con quelle che va esprimendo nell'altra dei Francesi, può egli fare delle note a questo oggetto.
Ho ricevuto i due ultimi articoli che ha favorito inviarmi e le ne rendo grazia Ho letto col solito piacere ed istruzione, con cui leggo sempre i suoi scritti, quello Sur la Sort des Ouvriers', ma mentirei se dicessi altrettanto des Conseils aux Refugiés. Ella è troppo liberale e indulgente verso di me perchè io debba tacerle ciò che ne penso. M'è piaciuto che abbia palesato l'illegittimità di tutti i nostri sovrani e la barbarie dei loro governi: ma appunto per questa barbarie non posso nutrire nessuna speranza che quei principi sieno per tenere la via ch'ella indica loro. Dico di più, io non credo che sia dell'interesse dei nostri prìncipi l'adottare principi liberali, di staccarsi quindi dalla protezione dell'Austria per mettersi sotto quella della Francia; giacché la Francia deve volere libero e forte, cioè unito, il popolo italiano, mentre che l'Austria lo deve volere schiavo e debole, cioè disunito. I duchi di Parma, di Modena, di Toscana, il Papa sotto la protezione della Francia non avrebbero sicuro un sol giorno d'esistenza, poiché questa nazione procede e domani può non essere più quella che è oggi.
Nuli ameno ammetto che possa essere dell'interesse del re di Napoli il collegarsi colla Francia, e forse anche può avere lo stesso interesse quello del Piemonte; ma in questo caso quei due monarchi denno essere pronti a trarre la spada contro I* Imperatore che sarebbe forzato a movere loro guerra alla prima istituzione liberale ch'essi concedessero ai loro popoli. Né panni ragionevole il credere che l'Imperatore d'Austria possa egli stesso cambiare di principi; perchè essendo egli sovrano di più nazioni ove facesse delle condizioni all'Italia dovrebbe farne anche alle altre, le quali per questo modo acquisterebbero* forza e quindi scolerebbero il giogo che le opprime. Per tutte queste ragioni a me dunque pare che aia vano il volgersi a tutti-i'iisoyrani d'Italia per ottenere da loro dei miglioramenti. Io avrei voluto ch'ella invece si fosse volto ai popoli incitandoli all'istruzione, ad unirsi più che ponno coli'aumentare fra essi le conoscenze. Eliaci dice che noi dobbiamo per ora contrefaire les inorisi ed ho paura che una quantità di vili sieno per farsi belli di questo suo suggerimento, non più per contrefaire bensì .per rimanere proprio morti essi nell'infingardaggine.
Io temo che se gli esuli volessero n'offaar interamente i nostri compatrìotti si -scoraggerebbero assai. Essa non sa forse di quanta utilità allo sviluppo del liberalismo