Rassegna storica del Risorgimento

1799 ; SELIM III
anno <1938>   pagina <689>
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
UN PROCLAMA DEL SULTANO SELIM HI ALLE POPOLAZIONI ITALIANE (FEBBRAIO 1799)
Allo spoglio di una miscellanea di fogli volanti devo il fortuito rinvenimento della copia di un Proclama del Sultano Solini III (1762-1808) alle popolazioni italiane.
Benché sprovvisto di data e di provenienza, è facile desumere dal testo, come dagli avvenimenti storici cui si riferisce, che questo proclama fu stampato e diffuso nei primi mesi del 1799, con molta probabilità, nel febbraio. Infatti 1* invasione dell* Egitto fatta dal Bonaparte nel 1798, aveva lotto Tanno prima, tra le due Nazioni, quella con­cordia lungamente mantenuta, che neppure il rifiuto del Sultano di ricevere come ambasciatore della repubblica il Sémonville (1792) aveva in antecedenza praticamente turbata; ma, non ostante ciò e le forti pressioni dell' Inghilterra, il Divano si decise ad intimar guerra alla Francia solo dopo Abulrìr.
Conseguenze di questa eccezionale alleanza della Porta con la Gran Bretagna e la Russia furono appunto il trattato tra il Re di Napoli, allora a Palermo, ed il Sultano (10 gennaio 1799) e l'intervento di una rappresentanza delle armi ottomane, sbarcata in Puglia, nelT impresa di riconquista del Reame tentata dal Ruffo.
La rappresentanza fu assai sparuta e l'intervento, perciò, formale. Ma l'effetto sulle popolazioni meridionali fu ugualmente notevole, tanta era l'impressione destata dalla presenza nelle nostre contrade del turco, nel quale quelle popolazioni vedevano l'eterno infedele, l'eterno razziatore delle coste italiane, il Sarracino per antonoma­sia, come il popolo basso era solito indicare, senza distinzione, qualsiasi mussulmano di qualsiasi provenienza.
A ch'io mi sappia, il Proclama è inedito. In nessuna opera della ricca bibliografia antica e recente sugli avvenimenti della Partenopea esso appare riportato per estense, o parafrasato, o semplicemente evocato.1) Eppure il testo e, soprattutto,la forma mi sembrano di grande interesse, per l'abilità semplicista con cui vengono trattate ed abbinate le sorti e la difesa comune di due religioni, di due Chiese si storicamente e tradizionalmente in secolare antitesi, contro il nemico comune: la Francia giacobina.
*) Ne fa menzione, invece, il canonico Gio. Battista Chrisolino, cronista ed attore della insorgenza aretina dei Viva Maria, nella sua opera rarissima e, del resto, coeva al proclama, la [risurrezione dell'inclita e valorosa città di Arezzo mirabilmente seguita il 6 maggio 1799 contro la forza delle armi e delle frodi dell'anarchia francese - espo­sta a gloria di Maria SS.ma del Conforto, ecc. ecc. , Città di Castello, 1799 (vedi anche in G. LOMBROSO, I moti popolari contro i Francesi alla fine del sec. XVIIl, Firenze, Le Monnier, 1932, la nota 3 a p. 142). È da presumere che il Proclama del Sultano giunse in Toscana dal litorale di Ancona, come nelle Puglie da Brindisi. Conferma la collaborazione borbonica non alla redazione, ma alla diffusione del proclama il fatto che l'unico incaricato degli Stati italiani presso la squadra russo-turca, allora operante In Adriatico, fu, a quanto si conosce, l'inviato dalla Corte di Napoli, il Micberoux, che aveva da una sua prima missione portato seco il proclama dell'am­miraglio russo Ontschakoff (vedi CONVOBTI, (1799) La Repubblica Napoletana e Vanarchia regia , Avellino, Pergola, 1890),